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E se il grande nemico NON fosse il Coronavirus?

II terrore dilaga tra le persone a causa del grande nemico del momento: il Coronavirus.

La situazione, inizialmente sottovalutata, sta di giorno in giorno mostrando quanto sia pericoloso questo virus.

Le misure di contenimento per limitare l’epidemia, purtroppo sacrosante e assolutamente necessarie, hanno un effetto collaterale di cui probabilmente prenderemo coscienza alla fine dell’emergenza sanitaria (che giustamente ora ha una priorità assoluta): stanno sventrando le attività che lavorano a stretto contatto col pubblico (che rappresentano la gran parte delle attività nel nostro paese).

Per molti, infatti, rimanere chiusi anche solo per 2 settimane significa tracollo assicurato.

Oltre tutto, se hai un’attività nel mondo del fitness, ti sarai reso conto da solo che oltre al problema della chiusura, fino a che questa pandemia non sarà definitivamente debellata, le persone avranno paura ad iscriversi perché nessuno vorrà più stare a contatto con la gente per il terrore di ammalarsi.

Detto e confermato che questi problemi oggettivi esistono, lascia che ti ponga una domanda: hai riflettuto sul fatto che i problemi che stai vivendo per portare avanti la tua palestra, potrebbero NON dipendere dal Coronavirus?

Mi spiego meglio: che sia un periodo di crisi è innegabile.

Delle difficoltà (piccole o grandi che siano) le stanno vivendo tutti. Ma ti rendi conto che se basta uno stop di un mese per metterti in ginocchio probabilmente il modo in cui stai gestendo la palestra non va affatto bene?

Ti faccio un esempio: una casa viene sicuramente “stressata meno” quando non ci sono forti venti, terremoti o tempeste a cui deve resistere… ma ipoteticamente, se una settimana dovessero esserci piogge torrenziali e forti venti, la casa dovrebbe comunque rimanere in piedi, giusto?

Se bastasse una leggera brezza a buttare giù la casa, non pensi che il problema stia nelle fondamenta più che nel venticello?

Per le attività è uguale.

Le crisi economiche ci sono sempre state e continueranno a esserci. È compito dell’imprenditore costruire un’azienda forte e seguire delle strategie che permettano alla sua attività di essere resistente a questi periodi di calo.

E gli imprenditori che lavorano nel mondo del fitness non fanno eccezione.

Se in questo periodo, quando ti alzi la mattina ti fai il segno della croce perché senti di essere a rischio fallimento, puoi fare 2 cose:

– continuare a prendertela con lo stato e con il virus, farti venire un infarto dal nervoso perché “le cose se non dovrebbero andare così”, aspettare che questa crisi finisca e pregare che non ne arrivino altre, continuando a “vivacchiare” e lavorare quel tanto che ti basta per coprire le spese e sopravvivere;

– oppure puoi approfittare di questo periodo di crisi per fortificare i tuoi punti deboli, creando un’attività che non solo sia resistente ai momenti di crisi, ma che ti permetta anche di vivere una vita agiata e serena, e non semplicemente di “scampare” il mese.

Se hai scelto la seconda alternativa (e mi auguro che sia così), ti consiglio di leggere con attenzione questo articolo perché comprenderai quali sono

gli errori madornali che impediscono a chi lavora nel mondo del fitness di creare attività solide, e resistenti anche alle crisi economiche (come quella che stiamo affrontando).

Errore numero 1: ragionare da Personal Trainer invece che da imprenditore.

Dal momento preciso in cui hai aperto una palestra, un centro personal o un box di CrossFit, hai smesso di essere un Personal Trainer e hai iniziato ad essere un imprenditore.

Ciò nonostante molte palestre non vengono gestite come attività imprenditoriali, perché gli owner non hanno la preparazione necessaria per fare gli imprenditori.

Se pensi ancora che il tuo compito in palestra sia SOLO quello di fare schede o tenere lezioni, e non quello di mettere le mani nei numeri seguendo una gestione imprenditoriale, ho paura che finirai molto presto a gambe all’aria.

Il primo consiglio che ti dò è quello di iniziare a ragionare sul fatto che il tuo lavoro è tanto seguire gli allenamenti dei clienti, quanto capire la strada che sta prendendo la tua palestra tenendo sotto controllo i numeri.

E questo mi porta a segnalarti il secondo errore :

 

 

Errore numero 2: guardare il bilancio una volta ogni morte di papa.

Avere sotto controllo i numeri significa avere a disposizione il bilancio della propria attività con frequenza mensile.

Inoltre non devi tenere sott’occhio solo il conto economico e lo stato patrimoniale, ma anche il rendiconto finanziario perché è da quello che puoi monitorare e prevedere, mese per mese, l’andamento dei flussi di cassa.

Il bilancio che i commercialisti classici ti danno un anno per l’altro non potrà mai dirti come affrontare uno stress di liquidità nell’immediato futuro.

Senza contare che avere un bilancio sempre aggiornato ti permette in caso di mancanza di liquidità imposta da una chiusura forzata, di ricorrere tempestivamente al credito bancario senza lunghe attese.

 

 

Errore numero 3: vivere alla giornata invece di concentrarti sui flussi di cassa futuri.

Se vai in crisi di liquidità per un paio di settimane di chiusura forzata vuol dire semplicemente che non hai neanche quel minimo di polmone finanziario che serve a sostenere l’azienda in caso di necessità.

Se spendi ogni mese tutti i soldi che ti entrano, rischi di strozzare l’azienda non avendo soldi per incassare il colpo in periodi come questo.

Se alla fine del mese ti porti a casa intorno ai 5.000€ di margine, 2500€ devi lasciarli dentro perché ti facciano da cuscinetto in caso di necessità.
Se non hai almeno 25.000 euro sul conto corrente della società, sempre, anche dopo aver pagato affitti, stipendi, bollette, ecc ecc, la tua attività è debole, è attaccabile da qualsiasi evento e da qualsiasi concorrente, perché finanziariamente non sei solido.

Buttare 50.000€ per comprarti la macchina nuova, comprare attrezzatura che non ti serve o spendere soldi in campagne Facebook senza avere idea di come si misura il ritorno di investimento nella pubblicità è follia pura!

Se intaschi 5000€ e spendi 5000€, al primo mese che incassi meno del solito finisci sottoterra perché non hai fondi sufficienti.

 

 

Errore numero 4: pensare che il marketing si fermi alla pubblicità su Facebook.

Storie di persone che hanno buttato soldi in pubblicità che non gli sono fruttate un centesimo, ne ho sentite tante da poterci riempire un libro.

Questo succede per una semplice ragione: sono tutti concentrati a fare “pubblicità”, nessuno si concentra sul creare una strategia efficace.

Il periodo economico del “la gente compra perché mi vede in giro” ormai è bello che andato.

Per ogni bisogno che ha una persona, esistono almeno 10 soluzioni nel raggio 8 km.

Essere su Facebook e fare l’inserzione col prezzo barrato non ti basta più per portare clienti in palestra, occorre una strategia raffinata che ti permetta di soddisfare il cliente meglio degli altri.

La chiave è trovare l’elemento differenziante rispetto ai tuoi competitor, e usarlo come punto di forza durante le tue comunicazioni.

Se non trovi tu per primo un motivo per cui il cliente dovrebbe scegliere te invece che un altro, come pensi lo possa fare il tuo cliente?

Questa pandemia è una catastrofe per il sistema economico, non ce lo possiamo nascondere.
Ma non possiamo nemmeno nascondere la fragilità del 90% delle strutture operanti nel mondo del fitness.
Questa pandemia metterà in ginocchio l’economia, ma dal trovarsi in difficoltà e doversi tirare su le maniche al trovarsi costretti a chiudere c’è una bella differenza.

 

 

E se questa crisi durasse due mesi? E se ne durasse tre?
Il tuo conto corrente è in grado di reggere tre mesi a zero entrate, con tutte le spese fisse invece da pagare?

Se la risposta è no, quando tutto questo sarà passato, ti conviene pensare bene agli spunti di questo articolo, perché oggi più che mai abbiamo capito che un imprevisto, una emergenza piccola o grande può colpirci all’improvviso, e quindi forse è il caso di smettere di campare alla giornata … sperando … perché il Sig. Sperando pare abbia fatto una brutta fine.