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E se il grande nemico NON fosse il Coronavirus?

E se il grande nemico NON fosse il Coronavirus?

E se il grande nemico NON fosse il Coronavirus?

II terrore dilaga tra le persone a causa del grande nemico del momento: il Coronavirus.

La situazione, inizialmente sottovalutata, sta di giorno in giorno mostrando quanto sia pericoloso questo virus.

Le misure di contenimento per limitare l’epidemia, purtroppo sacrosante e assolutamente necessarie, hanno un effetto collaterale di cui probabilmente prenderemo coscienza alla fine dell’emergenza sanitaria (che giustamente ora ha una priorità assoluta): stanno sventrando le attività che lavorano a stretto contatto col pubblico (che rappresentano la gran parte delle attività nel nostro paese).

Per molti, infatti, rimanere chiusi anche solo per 2 settimane significa tracollo assicurato.

Oltre tutto, se hai un’attività nel mondo del fitness, ti sarai reso conto da solo che oltre al problema della chiusura, fino a che questa pandemia non sarà definitivamente debellata, le persone avranno paura ad iscriversi perché nessuno vorrà più stare a contatto con la gente per il terrore di ammalarsi.

Detto e confermato che questi problemi oggettivi esistono, lascia che ti ponga una domanda: hai riflettuto sul fatto che i problemi che stai vivendo per portare avanti la tua palestra, potrebbero NON dipendere dal Coronavirus?

Mi spiego meglio: che sia un periodo di crisi è innegabile.

Delle difficoltà (piccole o grandi che siano) le stanno vivendo tutti. Ma ti rendi conto che se basta uno stop di un mese per metterti in ginocchio probabilmente il modo in cui stai gestendo la palestra non va affatto bene?

Ti faccio un esempio: una casa viene sicuramente “stressata meno” quando non ci sono forti venti, terremoti o tempeste a cui deve resistere… ma ipoteticamente, se una settimana dovessero esserci piogge torrenziali e forti venti, la casa dovrebbe comunque rimanere in piedi, giusto?

Se bastasse una leggera brezza a buttare giù la casa, non pensi che il problema stia nelle fondamenta più che nel venticello?

Per le attività è uguale.

Le crisi economiche ci sono sempre state e continueranno a esserci. È compito dell’imprenditore costruire un’azienda forte e seguire delle strategie che permettano alla sua attività di essere resistente a questi periodi di calo.

E gli imprenditori che lavorano nel mondo del fitness non fanno eccezione.

Se in questo periodo, quando ti alzi la mattina ti fai il segno della croce perché senti di essere a rischio fallimento, puoi fare 2 cose:

– continuare a prendertela con lo stato e con il virus, farti venire un infarto dal nervoso perché “le cose se non dovrebbero andare così”, aspettare che questa crisi finisca e pregare che non ne arrivino altre, continuando a “vivacchiare” e lavorare quel tanto che ti basta per coprire le spese e sopravvivere;

– oppure puoi approfittare di questo periodo di crisi per fortificare i tuoi punti deboli, creando un’attività che non solo sia resistente ai momenti di crisi, ma che ti permetta anche di vivere una vita agiata e serena, e non semplicemente di “scampare” il mese.

Se hai scelto la seconda alternativa (e mi auguro che sia così), ti consiglio di leggere con attenzione questo articolo perché comprenderai quali sono

gli errori madornali che impediscono a chi lavora nel mondo del fitness di creare attività solide, e resistenti anche alle crisi economiche (come quella che stiamo affrontando).

Errore numero 1: ragionare da Personal Trainer invece che da imprenditore.

Dal momento preciso in cui hai aperto una palestra, un centro personal o un box di CrossFit, hai smesso di essere un Personal Trainer e hai iniziato ad essere un imprenditore.

Ciò nonostante molte palestre non vengono gestite come attività imprenditoriali, perché gli owner non hanno la preparazione necessaria per fare gli imprenditori.

Se pensi ancora che il tuo compito in palestra sia SOLO quello di fare schede o tenere lezioni, e non quello di mettere le mani nei numeri seguendo una gestione imprenditoriale, ho paura che finirai molto presto a gambe all’aria.

Il primo consiglio che ti dò è quello di iniziare a ragionare sul fatto che il tuo lavoro è tanto seguire gli allenamenti dei clienti, quanto capire la strada che sta prendendo la tua palestra tenendo sotto controllo i numeri.

E questo mi porta a segnalarti il secondo errore :

 

 

Errore numero 2: guardare il bilancio una volta ogni morte di papa.

Avere sotto controllo i numeri significa avere a disposizione il bilancio della propria attività con frequenza mensile.

Inoltre non devi tenere sott’occhio solo il conto economico e lo stato patrimoniale, ma anche il rendiconto finanziario perché è da quello che puoi monitorare e prevedere, mese per mese, l’andamento dei flussi di cassa.

Il bilancio che i commercialisti classici ti danno un anno per l’altro non potrà mai dirti come affrontare uno stress di liquidità nell’immediato futuro.

Senza contare che avere un bilancio sempre aggiornato ti permette in caso di mancanza di liquidità imposta da una chiusura forzata, di ricorrere tempestivamente al credito bancario senza lunghe attese.

 

 

Errore numero 3: vivere alla giornata invece di concentrarti sui flussi di cassa futuri.

Se vai in crisi di liquidità per un paio di settimane di chiusura forzata vuol dire semplicemente che non hai neanche quel minimo di polmone finanziario che serve a sostenere l’azienda in caso di necessità.

Se spendi ogni mese tutti i soldi che ti entrano, rischi di strozzare l’azienda non avendo soldi per incassare il colpo in periodi come questo.

Se alla fine del mese ti porti a casa intorno ai 5.000€ di margine, 2500€ devi lasciarli dentro perché ti facciano da cuscinetto in caso di necessità.
Se non hai almeno 25.000 euro sul conto corrente della società, sempre, anche dopo aver pagato affitti, stipendi, bollette, ecc ecc, la tua attività è debole, è attaccabile da qualsiasi evento e da qualsiasi concorrente, perché finanziariamente non sei solido.

Buttare 50.000€ per comprarti la macchina nuova, comprare attrezzatura che non ti serve o spendere soldi in campagne Facebook senza avere idea di come si misura il ritorno di investimento nella pubblicità è follia pura!

Se intaschi 5000€ e spendi 5000€, al primo mese che incassi meno del solito finisci sottoterra perché non hai fondi sufficienti.

 

 

Errore numero 4: pensare che il marketing si fermi alla pubblicità su Facebook.

Storie di persone che hanno buttato soldi in pubblicità che non gli sono fruttate un centesimo, ne ho sentite tante da poterci riempire un libro.

Questo succede per una semplice ragione: sono tutti concentrati a fare “pubblicità”, nessuno si concentra sul creare una strategia efficace.

Il periodo economico del “la gente compra perché mi vede in giro” ormai è bello che andato.

Per ogni bisogno che ha una persona, esistono almeno 10 soluzioni nel raggio 8 km.

Essere su Facebook e fare l’inserzione col prezzo barrato non ti basta più per portare clienti in palestra, occorre una strategia raffinata che ti permetta di soddisfare il cliente meglio degli altri.

La chiave è trovare l’elemento differenziante rispetto ai tuoi competitor, e usarlo come punto di forza durante le tue comunicazioni.

Se non trovi tu per primo un motivo per cui il cliente dovrebbe scegliere te invece che un altro, come pensi lo possa fare il tuo cliente?

Questa pandemia è una catastrofe per il sistema economico, non ce lo possiamo nascondere.
Ma non possiamo nemmeno nascondere la fragilità del 90% delle strutture operanti nel mondo del fitness.
Questa pandemia metterà in ginocchio l’economia, ma dal trovarsi in difficoltà e doversi tirare su le maniche al trovarsi costretti a chiudere c’è una bella differenza.

 

 

E se questa crisi durasse due mesi? E se ne durasse tre?
Il tuo conto corrente è in grado di reggere tre mesi a zero entrate, con tutte le spese fisse invece da pagare?

Se la risposta è no, quando tutto questo sarà passato, ti conviene pensare bene agli spunti di questo articolo, perché oggi più che mai abbiamo capito che un imprevisto, una emergenza piccola o grande può colpirci all’improvviso, e quindi forse è il caso di smettere di campare alla giornata … sperando … perché il Sig. Sperando pare abbia fatto una brutta fine.

Corona virus: ma che c… stanno facendo?!?

Corona virus: ma che c… stanno facendo?!?

Sinceramente,
io non ho capito se qualcuno di noi si è rincoglionito, sicuramente lo hanno fatto le persone che TUTTI quanti noi abbiamo votato e messo lì a prendere provvedimenti alla cazzo di cane.

Sento il plauso da più parti alle chiusure delle palestre in Lombardia, “misura sacrosanta e necessaria” … dicono.
E il grave è che sono proprio molti titolari di palestra che plaudono a queste misure. Probabilmente quelli fuori dalla Lombardia, perché se lo fa qualcuno che sta vivendo questa situazione in Lombardia è da internare.

Vi chiedo per favore di risparmiarmi i vostri commenti pro-coronavirus da finti moralisti del cazzo, perché qui non c’entra nulla l’emergenza sanitaria o il senso civico.

Qui si parla di economia, di famiglie che devono mangiare e che se non lavorano faranno fatica a farlo.
Parliamo di attività che già in crisi, con delle chiusure imposte rischiano di cappottare da un giorno all’altro.

E ripeto, non tiriamo fuori l’emergenza straordinaria perché è una cazzata, una grandissima cazzata.
O meglio, è una grandissima cazzata che stiano chiuse solo le palestre.

Come diceva in un post Alessandro Cappellato, owner di CrossFit Three Fingers: “secondo quale meravigliosa logica in un box di CrossFit c’è più rischio di una pizzeria con 70 persone in 100mq??”

Se veramente c’è una emergenza sanitaria così grave, io mi aspetto che ci chiudano tutti in casa e ci porti da mangiare l’esercito, perché di emergenza sanitaria si tratta, tutte le attività devono chiudere: o stiamo tutti chiusi, o stiamo tutti aperti.

E soprattutto, se ci fanno stare chiusi, devono esonerarci TUTTI da pagamento di affitti, stipendi, bollette, tasse, ecc ecc.
Paghiamo le tasse per essere “amministrati”, quindi mi aspetto che gli amministratori che paghiamo non mettano nessuno di noi in condizione di dover chiudere o dover far fronte ad una situazione economica insostenibile.

Perché la triste realtà è che i nostri colleghi lombardi questo mese l’affitto, le bollette (se non i consumi, sicuramente le relative accise che sono a volte più alte dei consumi), gli stipendi, le rate dei mutui, ecc. dovranno pagarli comunque.
E CON QUALI SOLDI?!?!

O chiudono anche tutte le attività commerciali, soprattutto dove gli assembramenti di persone sono ben più pericolosi di quelli nelle palestre (vedi ristoranti, centri commerciali, ecc), oppure stiamo tutti aperti.

Ripeto per l’ennesima volta, perché sicuramente qualche perbenista imbecille si sentirà di commentare questo mio scarso senso civico: non ne faccio una questione di emergenza sanitaria, perché altrimenti dovremmo essere tutti chiusi in casa obbligatoriamente e vedere chiuse tutte le attività economiche, produttive e lavorative, perché oltre a ristoranti, pizzerie e simili già citati, vogliamo metterci gli uffici? All’interno degli uffici si creano le stesse dinamiche delle scuole, quindi perché gli uffici devono stare aperti e le palestre no?
Io ho lavorato in multinazionali con spazi open space di centinaia di metri quadrati, dove le persone interagiscono e vivono per 10-12 ore in una promiscuità lavorativa che penso sia molto peggio che un’ora di palestra.

E di nuovo anche in questa situazione tiriamo fuori tutto il nostro spirito italiano: i colleghi lombardi accettano in silenzio, magari scrivendo solo qualche post, i colleghi delle altre regioni se ne fottono perché tanto per il momento non sono toccati … per il momento.

E quindi accettiamo in silenzio facendo spallucce questa disparità di trattamento e subendo il disastro economico che provocherà a tutto il settore.

Sarebbe sacrosanta una bella organizzazione di settore, di palestre che avesse voce in merito e potesse farsi ascoltare in modo efficace dagli enti preposti.
…ah già dimenticavo … ma c’è il Coni … e poi per il 90% le palestre sono tutte asd, nel migliore dei casi ssd, e quindi non siamo a scopo di lucro, e quindi è giusto che come attività di pubblico servizio, dove non c’è scopo di lucro, si stia chiusi in via preventiva.

Sono appena tornato in Italia, ma se qualche imbecille deciderà l’inasprimento delle misure in modo mirato solo su alcune attività, riparto e me ne torno negli Usa, dove rimarrò fino alla fine di questa follia collettiva, e dove nel frattempo comincerò ad impostare le basi di un progetto imprenditoriale che già da un po’ di tempo ho in testa.

Perché sì … accidenti a quando ho deciso di aprire delle attività in questo Paese.
Giuro che non lo faccio più questo errore.

E tanta solidarietà per i colleghi della Lombardia, sperando che qualche altra regione non persegua questa strada scellerata.

Buona Italia a tutti, soprattutto a tutti quelli che sono d’accordo con la chiusura delle Palestre, ma solo di quelle eh?

Fatti delle domande, datti delle risposte

Fatti delle domande, datti delle risposte

COME E’ POSSIBILE CHE NEL MONDO DEL FITNESS CI SIANO ALCUNE REALTA’ CHE STANNO ANDANDO ALLA GRANDE (IL 10%) E LE RESTANTI CHE STANNO RASCHIANDO IL FONDO DEL BARILE? (IL 90%)

Se sei in quel 10% e tutto sta andando a gonfie vele, sicuramente vuoi che continui ad andare così.

Se invece sei nel 90% e non sta andando come speravi, sicuramente vuoi che le cose cambino in meglio.

In entrambi i casi sai bene che NESSUNO TI REGALERÀ NIENTE, perciò smettila di cercare cose gratis o a basso costo.

Probabilmente anche tu stai commettendo l’errore che rinfacci sempre ai tuoi clienti

Ti lamenti che non sono disposti a pagare per un servizio di eccellenza, e tu ti comporti allo stesso modo: cerchi i low cost della comunicazione, della consulenza e della formazione. Speri addirittura che corsi e risorse gratuite siano in grado di risolvere i tuoi problemi.

 

Ma torniamo alla nostra domanda base:

COME E’ POSSIBILE CHENEL MONDO DEL FITNESS CI SONO ALCUNE REALTA’ CHE STANNO ANDANDO ALLA GRANDE (IL 10%) E LE RESTANTI STANNO RASCHIANDO IL FONDO DEL BARILE? (IL 90%)

Pensaci…secondo te quale potrebbe essere la risposta esatta?

La fortuna c’entra solo fino ad un certo punto, non è mai “solo” questione di fortuna… non è una questione della location della tua palestra, perché in centro città come in periferia c’è chi va bene e chi va male, e magari sono due palestre a cento metri di distanza l’uno dall’altra… non c’entrano i prezzi, né il numero di collaboratori…

QUINDI?

COME E’ POSSIBILE CHENEL MONDO DEL FITNESS CI SONO ALCUNE REALTA’ CHE STANNO ANDANDO ALLA GRANDE (IL 10%) E LE RESTANTI STANNO RASCHIANDO IL FONDO DEL BARILE? (IL 90%)

Molto probabilmente vista la quantità infinita di informazioni che girano in rete, pensi di saperne già a pacchi … ma com’è che nonostante il tuo gran sapere e la tua grande arte di Coaching, sei ancora a fare 14 ore di lezione e magari anche le pulizie a fine giornata anziché essere su una bella isola caraibica circondato da mignotte e lacché?

Se vuoi cominciare o continuare a crescere, non concentrarti sulla domanda, concentrati sulle RISPOSTE che riesci da solo a trovare.

Sembra una banalità vero? Una frase scontata.

E invece non lo è.

Spiegami perché anziché trovare delle soluzioni da solo, continui a perdere una marea di tempo a cercare risposte e soluzioni gratis o a basso costo di qualcun altro?

E che magari quel qualcun altro è a centinaia di chilometri dalla tua attività, che magari fa proprio altro nella vita, o che magari non ha avuto proprio un gran successo in quello che ha fatto ?

Spiegami come mai migliaia di owners di microgyms si sentono vittime della crisi, dei concorrenti, della zona dove i clienti non vogliono spendere, e altri invece stanno guadagnando come mai prima d’ora?

Ai primi pare impossibile che esistano i secondi.

“MA COME?!” Con questa crisi? Con queste tasse? Con questa burocrazia? Con questa concorrenza? Con questi prezzi bassi?

 

 

 

COME È POSSIBILE che in un mercato del genere ci siano palestre che continuano a prosperare?!

INVECE CI SONO.

Il mondo dei proprietari di microgym si divide infatti oggi , in due grandi categorie, senza nessuno nella terra di mezzo:

  • quelli che stanno andando male o che arrivano a malapena a fine mese
  • quelli che stanno andando alla grande

Se sei tra quelli che stanno andando male, ti devi rimboccare le maniche da solo, perché il grando per “assoldare” qualcuno in grado di cambiarti la vita non ce l’ hai. E non ci sono cazzi. Puoi al massimo raccattare qualche fenomeno da circo che per un paio di 100 euro ti vende corsetti o consulenze inutili, che non ti servono.

Quelli bravi, anche nel mondo della formazione e della consulenza si fanno pagare, sono CARI AMMAZZATI.

Forse la consulenza è il settore dove ci si fa pagare di più, se vali qualcosa.

E quindi con la tua 100 euro, Il massimo che puoi trovare è:

  • una agenzia di comunicazione sgangherata che prova a venderti la soluzione della vita (e se bastavano poche centinaia di euro eravamo tutti ricchi no?! E se è così brava come mai si fa pagare con un tozzo di pane?)
  • un commercialista arraffone e con una manciata di clienti che ti vuole acquisire facendoti spendere un centinaio di euro in meno al mese rispetto a quello che hai ora (e quindi è disperatamente alla ricerca di clienti, perché i commercialisti bravi da che ne so io, non fanno sconti o prezzi stracciati per acquisire clienti)
  • qualche consulente farlocco, che prova a venderti attrezzature e servizi di altri; altri con cui ha accordi da cui lui guadagna quando tu compri. Questa è la versione moderna dei marchettari: “vieni da me che non voglio niente e ti faccio avere un sacco di sconti dai miei fornitori partner”. Marchette amico mio, ecco di cosa si tratta, di marchette.

Quindi anziché pagare chi non ha combinato nulla di buono per sé e adesso tenta di sbarcare il lunario a spese tue, tieniti quei soldi e prova a trovare DA SOLO le soluzioni ai tuoi problemi.

 

Se stai andando male, non cercare aiuto fuori: le soluzioni devi trovarle dentro la tua attività

devi renderti conto che se stai andando male è solo ed esclusivamente colpa tua, delle tue scelte e delle cose che continui a fare sempre nello stesso identico modo.

Fino a che non riesci ad invertire la rotta da solo, neanche Gesù Cristo può aiutarti, perché appena il Messia se ne va, tu torni a fare le cazzate di sempre, quelle che ti stanno facendo andare male.

Solo dopo che hai cambiato mentalità ed invertito la rotta puoi trovare qualcuno che ti aiuta. Se non cambi testa e modus operandi, sei spacciato, e chiunque trovi, bravo o meno che sia, potrà solo alleggerire il tuo portafogli. 

E se già stai andando bene?

Se già stai andando bene non sederti sugli allori. Devi aumentare il distacco già presente tra te e gli altri.

Sì perché mentre a te sta passando la fame perché mangi troppo, chi non sta mangiando cerca cibo disperatamente, si agita, si muove, si fa il mazzo e prima o poi ti arriva dietro.

Se stai andando bene, è il momento di dare un colpo di acceleratore e aumentare il distacco.

Ma anche tu devi stare attento a non cascare tra le grinfie di quelli che ho citato prima: agenzie di comunicazione incapaci, professionisti in crisi, super consulenti farlocchi e marchettari.

 

 

 

COME FARE A CAPIRE CHI HAI DI FRONTE

Come fai a capire se chi hai di fronte è la persona giusta?

E’ facilissimo, basta seguire alcuni passaggi, in ordine di priorità:

  1. poniti la prima e fondamentale domanda: ma questo chi cazzo è?
    Cosa cazzo ha combinato nella sua vita? E non leggere il curriculum o quello che ti racconta, perché a raccontare storie siamo tutti bravi. E’ cinico e brutto da dire, ma qui si sta parlando di soldi: io personalmente non mi faccio aiutare se non da qualcuno che abbia almeno il doppio delle mie aziende e guadagni 10 volte di quello che guadagno io.

E come faccio a capire se uno è veramente un imprenditore coi controcazzi? Semplice:

  • i bilanci sono pubblici (quelli italiani … perché già se uno si nasconde in società farlocche estere, la cosa puzza da lontano)
  • la macchina con cui gira la vedi
  • lo stile di vita che ha lo vedi.

Ripeto, lo so che è cinico, ma che cazzo, tu non stai cercando un benefattore, tu stai cercando qualcuno che ti faccia svoltare dal punto di vista economico, e quindi se non lo ha fatto lui, come può farlo per te? 

Una volta riposto alla domanda numero uno … fondamentale …

Trova risposta al quesito numero 2:

  1. ma questo chi cazzo ha mai aiutato?

E anche qui, recensioni e finte testimonianze sul suo sito internet e la sua pagina facebook valgono meno di zero: è chiaro che sono pilotate.

Questo mondo del fitness è grandissimo quando piangi sulla miriade dei concorrenti che pensi di avere, ma piccolissimo quando cerchi lo sputtanamento del cialtrone o la referenza di uno bravo.

 

Cerca qualcuno che si è fatto aiutare da quello a cui vorresti rivolgerti, ascolta consigli solo da persone con cui hai confidenza, e vedrai che scopri in un attimo il farlocco da quello bravo.

E se non trovi nessuno che conosci bene che si sia fatto seguire da Tizio, già questo dovrebbe insospettirti: “ma come è possibile? E’ così bravo ma io non conosco nessuno che si sia fatto aiutare da lui?!”

Eh … fatti la domanda, e datti la risposta.

 

 

RIASSUNTO DELLA PUNTATA

Chi può aiutarmi?

  • se stai andando male, NESSUNO. Tieniti stretti tutti i soldini che hai, e fatti una bella analisi. Le risposte per cominciare ad invertire la rotta le trovi all’interno della tua palestra, non fuori.  SE STAI ANDANDO MALE NON CERCARE AIUTO FUORI, CERCALO DENTRO LA TUA ATTIVITA’.
  • Se stai andando bene, è il momento di dare una accelerata e staccare definitivamente gli altri. Qui un aiuto potrebbe esserti veramente utile, ma occhio a chi ti metti mano.

 

Le domande fondamentali per dividere i cialtroni che ti vogliono vendere qualcosa da quelli bravi:

  1.  “chi cazzo è? 
  2. “chi cazzo ha aiutato? 

Semplice vero?

Alla prossima!!

MISTER BEEF aka Roberto Manzi

 

 

Se vuoi dare quindi una spinta in più al tuo Box e uscire dalla massa che ogni giorno è a un centimetro in meno dal fallimento, noi possiamo aiutarti, ma tu dovrai rimetterti in gioco, cambiare le tue convinzioni e il modo con cui hai lavorato fino ad adesso.

 

 

 

 

Per fare tutto questo, le prime due azioni da compiere sono queste:

  • Entra nel nostro gruppo chiuso, dedicato ai Titolari di Microgym e all’interno del quale divulghiamo contenuti e condividiamo esperienze. Già solo essere dentro questo gruppo ti darà un vantaggio competitivo enorme: ti basterà prendere ed applicare tutti i contenuti che mano a mano vi pubblichiamo. CLICCA QUI PER RICHIEDERE DI ESSERE AMMESSO AL GRUPPO CHIUSO.
  • La seconda (forse il passo più importante) è quella diventare consapevole di dove sei realmente (e non dove pensi di essere), di conoscere il vero grado di competenza in ognuna delle 5 aree che come imprenditore devi padroneggiare e non solo conoscere. Vuoi saperne di più?  Prenota una call con me o con Andrea CLICCANDO QUI, e il primo passo verso crescita e prosperità sarà compiuto

Ti aspetto dall’altra parte!!

Roberto Manzi

La Guerra dei Box

La Guerra dei Box

Il mercato del Fitness sta cambiando e sta reagendo al fenomeno CrossFit: ti stai armando o scenderai in guerra impreparato?

Nel 2001 aprì i battenti CrossFit.com.

Fu questo il momento in cui Greg Glassman si affacciò sul mercato del fitness americano, che molti ritenevano già maturo, sovraffollato e poco ricettivo alle novità di qualsiasi genere.

Le uniche innovazioni arrivate negli anni precedenti riguardavano solo oggettistica  di vario genere (palle Bosu, cavi, ecc ecc ecc) e corsi su DVD di allenamenti miracolosi da fare in salotto.

CrossFit fece letteralmente saltare in aria tutto: il mercato del Fitness ricevette una scossa fatale.

Invece di litigare contro l’esistente e contro ogni piccola invenzione, Greg Glassman lanciò una innovazione che rese irrilevante qualsiasi macchina, qualsiasi allenamento e qualsiasi modalità di business messe in campo fino a quel momento da tutti gli operatori nel mondo del fitness.

La nascita di una nuova tipologia di palestra, il Box, sconvolse letteralmente le regole del gioco, segnando un punto di svolta e l’inizio dell’evoluzione del settore più veloce di tutti i tempi.

I Box cominciarono a diffondersi a macchia d’olio e CrossFit Inc si posizionò al primo posto per diversi anni nelle classifiche per crescita e numero di affiliazioni/licensing aperte, superando anche un colosso come Starbucks.

Ecco allora che in un mercato fino a quel momento “addormentato” o fermo su idee e convinzioni che sembravano inattaccabili, cominciarono delle rapidissime fasi di evoluzione, che partendo dagli Stati Uniti si diffusero (e continuano tutt’ora a diffondersi a specchio) in tutto il resto del mondo.

L’ Europa fino allo scorso anno ha rappresentato lo specchio degli Usa con 5 anni di ritardo. Oggi questa forbice sembra accorciarsi sempre di più, e cominciamo a vedere fenomeni e tendenze a non più di 3 anni dalla loro comparsa oltreoceano.

In questo articolo, proviamo a vedere quali sono le fasi che, dalla nascita di CrossFit Inc hanno sconvolto e cambiato per sempre il nostro mercato.

Le prime due fasi come detto sono già passate e dimenticate. Hanno rappresentato la fase d’oro per i Box CrossFit: quella in cui si poteva aprire, sbagliare, correggere, formarsi, crescere piano piano insieme all’aumentare del numero di soci.

Si era pressoché in assenza di concorrenza, e quindi tutto veniva permesso e tutto veniva perdonato. Personalmente io ho usufruito dei benefici concessi da questa epoca ben più probabilmente di molti altri.

Provando a semplificare e contestualizzare il tutto al mercato italiano, possiamo individuare due fasi già passate, una in corso e due che sono dietro l’angolo, che si susseguiranno l’una dopo l’altra con una velocità pazzesca: Jab e diretto piazzati in faccia a tutti noi, con probabile KO di molti Box

Cominciamo la nostra analisi storica partendo dalla prima fase: la nascita dei primi Box CrossFit in Italia (2009-2012).

Questa prima, la chiameremo

1. La Fase della Derisione

Ancora ricordo il mio primo corso alla CrossGym di Maddaloni datato 2008. 

A parte i dolori diffusi in tutto il corpo, la scoperta di nuovi muscoli che non sapevo di avere e le mani completamente aperte, lui diceva in modo molto esplicito che usciti da lì, saremmo stati derisi da chi ci avrebbe visto ‘fare quelle cose strane’, e che quando anche lui per necessità doveva allenarsi in una palestra ‘normale’, veniva preso per il culo dai Trainers di quelle strutture.

Ricordo ancora quando sempre nello stesso anno, quando esasperato dagli allenamenti di sala pesi, o ancora peggio dai corsi di gruppo, mortalmente noiosi ed inefficaci (almeno su di me), provai ad entrare a Ravenna in una palestra molto nota con due kettlebells …. Quello che mi aspettavo era un “qui dentro non puoi portare i tuoi giochi” 

E che cazzo, ci sarebbe anche stato!! Immaginate se oggi  in uno dei vostri box entrasse uno con un aggeggio a voi sconosciuto e volesse allenarsi da solo con quello. Gli direste sicuramente di no perché non conoscendo l’ attrezzo, lui e l’ allenamento che vuole fare avreste paura per la sua sicurezza.

E invece quello che trovai fu proprio derisione. Dalla reception chiamarono il “Responsabile”, che con la sua pancetta prominente, ma con una maglietta con su scritto ‘responsabile’ ed una supponenza senza limiti, arrivò, squadrò me e i miei due kettlebells e disse “ah ah ah…e tu vuoi allenarti con quelli? Conosco bene quei cosi li, non servono a niente, fatelo entrare pure, così ridiamo un po’’.

Sulla scia di questa derisione, i box cominciarono ad aprire e a fare iscritti, e mentre  le palestre normali e gli istruttori di sala (quelli che oggi frequentano in massa il Level 1 per intenderci), continuavano a deriderci, noi continuavamo a rubargli decine di clienti.

La seconda fase cominciò con un ritardo notevole, se pensiamo ai tempi delle evoluzioni odierne: nel 2014 e la chiameremo 

 

2. La Fase dello Stordito

Fu quella fase in cui le palestre ‘tradizionali’, guardavano il successo di questo CrossFit e, non capendoci un cazzo, con la pretesa di farvi fronte e annientarlo cominciarono a lanciare una serie di corsi ridicoli con nomi ridicoli (fun cross, fit cross, ecc ecc ecc), dove in sostanza una sorta di body pump veniva spacciato per CrossFit. Cominciò così l’era del ‘funzionale’.

Ahhhh…. il funzionale ….. ecco che, non potendo usare il nome CrossFit o qualcosa di simile (e se ne accorgevano a suon di denunce) cominciarono a spacciare questo funzionale come la nuova frontiera, il nuovo allenamento, la super novità!!

Cazzo …. Glassman sul concetto di funzionale ci lavorava già dal 1971!!!!

E anche in questa seconda fase, continuarono a sottovalutare il fenomeno CrossFit, a non capirci un cazzo e lasciare terreno libero ai box esistenti e a quelli che a pioggia stavano aprendo.

Finita rapidamente anche questa fase, ecco arrivare la terza, quella forse più lunga e che ancora permane.

 

3. La Fase della Consapevolezza

Circa quattro anni fa le palestre ‘tradizionali’ (grandi catene comprese questa volta, che fino ad allora avevano bellamente continuato ad ignorare il fenomeno CrossFit), cominciarono a professionalizzare il loro ‘funzionale’, e in molti casi a creare aree sempre più simili ad un piccolo Box.

Quello che saggiamente fecero fu condire questa loro finta innovazione con un buon marketing e una buona comunicazione, destinata a colpire quella utenza che era spaventata da CrossFit, che fino a quel momento era ancora una utenza d’élite.

La palestra tradizionale si pose quindi  finalmente in concorrenza con i box CrossFit, e cominciò a dare fastidio soprattutto ai neonati centri CrossFit, quelli aperti per ultimi e con un mestiere fragile in mano.

Gli istruttori delle palestre tradizionali avevano cominciato infatti da un paio di anni ad allenarsi nei Box CrossFit storici, e credetemi, tutt’ora io nei miei centri ho decine di trainer che insegnano in palestra ma che in incognito vengono a fare CrossFit.

A forza di allenarsi, molti di questi istruttori presero e continuano a prendere anche i Level 1 (la certificazione base di CrossFit), come se questa bastasse a farli diventare coach.

Quantomeno però negli ultimi due anni, grazie a questo lavoro di intelligence e infiltrazione, i corsi di funzionale sono usciti dal teatrino del ridicolo in cui sono stati per tanto tempo.

…non tutti, perché ancora oggi vedo stories e post di allenamenti funzionali fatti nelle palestre che sono meglio di Zelig.

Ecco quindi che magicamente anche la qualità dei movimenti comincia a venire più curata, e finalmente sempre meno “trainer” dicono fesserie del tipo “lo squat con il sedere sotto il parallelo fa male alle ginocchia”, “lo stacco da terra è pericoloso”, “quando fai la panca stacca i piedi da terra e appoggia tutta la schiena” …. E potrei andare avanti per ore con questo museo degli orrori.

Da due anni a questa parte per la prima volta dalla loro comparsa, i Box CrossFit, soprattutto quelli più giovani, cominciano a rendersi conto che non si può più campare di rendita, e se ne rendono conto soprattutto quelli che aprono oggi e si scontrano con una realtà che è ben diversa dal mondo perfetto che si immaginavano, fatto di allenamento, community, pace e amore.

I Box CrossFit si trovano per la prima volta fronteggiare una vera e propria concorrenza, che a suon di migliaia di euro di pubblicità e prezzi stracciati, comincia ad erodere il bacino di utenza dei Box: vengono in sostanza a riprendersi i clienti che per anni gli abbiamo sottratto sotto il naso, e lo fanno usando tutti gli strumenti in loro possesso, compresi delazione e giochetti sporchi della peggior specie.

Per intenderci, senza essere politically correct, perché sapete che non lo sono … non hanno sicuramente ancora imparato ad allenare in modo corretto ed efficace i loro clienti: nel 90% dei casi continuano ad essere i cani che sono sempre stati, ma quantomeno hanno sviluppato delle buone tecniche di gestione e marketing, più o meno corrette, per evitare che i clienti che hanno vengano mangiati da un Box qualsiasi.

Non dimentichiamoci mai che le palestre tradizionali continuano a dare stipendi da fame ai loro trainer, investendo di contro una montagna di soldi in comunicazione.

E che vi piaccia o no: fa più scena ed è più credibile per il grande pubblico un somaro che si fa vedere in tenuta da gara in un ippodromo pieno di gente, che un cavallo di razza chiuso in scuderia dove nessuno lo vede.

In questa terza fase, diventa quindi necessario reagire imparando a fare gli imprenditori. Fino ad ora non ne avevamo avuto bisogno, non c’era una vera concorrenza. Fino ad ora avevamo vissuto nell’illusione che i clienti si accorgessero della ‘qualità’, ma siamo stati degli illusi.

Ecco quindi la necessità di reagire, di cominciare a fare veramente il lavoro dell’imprenditore, di scendere dalla nuvoletta in cui fino al 2016 siamo vissuti, per renderci conto che gli imprenditori del Fitness non sono tutti rincoglioniti, e non hanno guardato senza far nulla e a bocca aperta CrossFit e relativi Box crescere e prosperare.

A questa concorrenza di imprenditori del fitness, si aggiunge poi oggi … ahimè … quella della miriade di Box che continuano ad aprire (che quindi diventano essi stessi concorrenza essendo il mercato ormai già saturo), e quella dei simil-box, ovvero i non affiliati, che quando ci entri ti dicono che fanno CrossFit ma non si chiamano CrossFit solo perché non vogliono pagare 3.000 euro a un coglione…. (il coglione nella mente malata di questa gente sarebbe Glassman, cioè quello che pur non guadagnando dalla loro attività, li sta facendo campare).

Diamo dei numeri, così capiamo perché chi apre oggi rischia un grandissimo buco nell’acqua.

I Box CrossFit in Italia oggi sono 700 e rotti. In Brasile, dove parlano di saturazione, sono 1.100 e rotti …. E il Brasile così ad occhio e croce mi sembra grandino.

Facendo dei rapidi calcoli con cui non vi voglio tediare, l’Italia è pronta a mantenere nel futuro non più di 300 Box. Quindi a conti fatti, ne abbiamo già 400 di troppo. E agli spiritosoni che sicuramente saltano fuori a questo punto dell’articolo, i Box Owners convinti che non saranno loro uno dei 400 Box che chiuderanno, non posso che fare un grande in bocca al lupo. Io personalmente non mi sento al sicuro, mai.

Ebbene, siamo arrivati….. siamo arrivati in sostanza ad essere non più un fenomeno emergente e parallelo, ma una identità a pieno titolo inserita nel mercato del fitness e soggetta quindi a regole e concorrenza di questo mercato, che noi non conosciamo. Non le conosciamo nemmeno se lavoravamo in palestra, perché un conto è fare l’ istruttore, un conto è essere il proprietario di una palestra.

Eh sì, abbiamo campato di rendita (almeno noi che abbiamo aperto durante la prima ora), abbiamo camminato di fianco ad un settore da cui molti di noi non provengono e che quindi non conosciamo, ed improvvisamente ci siamo ritrovati dentro a questo mercato.

Così quindi, come anni fa le palestre normali si trovarono di fronte questi Box CrossFit a cui non sapevano far fronte, oggi noi ci troviamo di fronte ad una concorrenza che ci studia da anni, che conosce meglio di noi il mercato del fitness, che si prepara ad annientarci e che non sappiamo come affrontare.

Provo a creare la similitudine con una battaglia (da qui il titolo dell’articolo)  … perché noi siamo entrati in guerra se non ve ne siete accorti.

Alcuni di noi sono ancora nella fase figli dei fiori che predicano fitness & love. Cioè, sembrano quei settantenni che ancora oggi girano con i capelli lunghi e la canna in bocca, credendo di essere negli anni sessanta. Ma gli anni sessanta sono finiti anche per il CrossFit, e ora c’è il capitalismo!!

Adesso nella guerra del capitalismo siamo in trincea con il nostro Box, con i nostri soldatini dentro e i suoi caporali (NOI), e di fianco a noi ci sono le altre trincee, con dentro altri soldatini e altri caporali: gli altri Box.

E dietro di noi fino a poco tempo fa c’era un’ artiglieria, la nostra artiglieria, fatta da CrossFit, dai suoi corsi di formazione, dagli aiuti che poteva darci con  pubblicità incessante, CrossFit Games, ecc ecc.

Continuava a prepararci, a tenerci addestrati meglio degli avversari, provando a tenere caporali e soldatini una spanna sopra a quelli del nemico.

Di fronte a noi, appunto, il nemico.

Fino ad ora come detto non ci attaccava, per tanti motivi: il nostro terreno era piccolo, poco interessante, eravamo più preparati tecnicamente di loro e avevamo innovazioni che gli facevano paura. Per cui stavano la, a studiarci e guardarci. Nel frattempo l’intelligence nemica infiltrava spie nelle nostre trincee.

Il nemico ha atteso, ha lasciato crescere le nostre trincee, tanto quelle che continuano ad aggiungersi sono delle armate brancaleone, non sono forti e preparate come le prime nate.

Nel frattempo prepara anche i suoi soldati, e con le informazioni delle sue spie, comincia a capire il fenomeno e a studiare come fare per attaccarlo.

TA-DAAAAAN!!!! Arriva il momento, ci dichiara ufficialmente guerra e parte all’offensiva!!

I nemici escono dalle trincee, ci conoscono bene e sanno dove attaccare.

E mentre loro avanzano, ecco le nostre trincee, quelle di tutti i Box, che  cominciano a sparare …. Mah …… noooo!!!  Anziché sparare sul nemico si stanno sparando contro!! Cioè il nemico avanza e dalle trincee il fuoco va sulle trincee amiche!!!

Disastro!!! L’ artiglieria dietro di noi non può aiutarci!! Rischierebbe di sparare anche lei contro di noi, perché il nemico è uscito dai suoi avamposti, e comincia ad entrare nelle nostre trincee!! E noi non riusciamo a fermare l’avanzata del nemico, perché siamo numericamente di meno, e dobbiamo anche difenderci dai colpi degli alleati!!

Usciamo dalla metafora e traduciamo il tutto: oggi ci troviamo attaccati ai fianchi dai non affiliati, da box che aprono senza criterio e senza professionalità, su un mercato già saturo, e che quindi hanno come unico obiettivo quello di rubare clienti ai box esistenti, e il vero nemico intanto avanza indisturbato, anzi, è già entrato in casa nostra. Ha sale più grandi, più fighe, ha la sauna, il bagno turco, altre attività oltre al simil-CrossFit, quindi è multientrata e guadagna cento volte più di noi. Spende quindi anche cento volte più di noi in marketing, pubblicità, abbellimenti estetici, ecc ecc ecc.

Ma mentre noi siamo ancora nel bel mezzo di questa terza fase, una quarta sta arrivando. Questa quarta fase la chiameremo:

 

4. La fase dell’attacco alieno

Qualcuno pensava che il nostro settore fosse immune e non attaccabile dall’online? SBAGLIATO.

Le evoluzioni corrono sempre più veloci, e la concorrenza arriva sempre di più da dove non te l’aspetti, e l’online è già in mezzo a noi.

Non ce ne rendiamo conto, ma dopo l’attacco frontale delle palestre tradizionali, in modo simultaneo arriverà, sta già arrivando, è già arrivato quello dell’online: App e siti che offrono programmi di allenamento a distanza. E non parliamo di programmazioni per atleti, a quelli ci siamo abituati, parliamo proprio di allenamenti per le persone normali, per i nostri clienti.

E così mentre noi siamo impegnati a contrastare localmente i nostri competitors, in realtà i nostri potenziali clienti stanno per andare da un’altra parte: saranno dentro una App che magari manda allenamenti dall’India.

In una ricerca datata giugno 2019 della American Sports and Fitness Association® ( ASFA®) risulta infatti che il 40% degli utenti che si possono definire “clienti del settore fitness”, non frequentano nessuna palestra, nessun luogo fisico che non sia il salotto di casa loro, il giardino o il proprio isolato. E da questa ricerca è stato tenuto fuori tutto il mondo dei runners, che avrebbe alzato ancor più questa percentuale.

Il settore del Fitness non è quindi dissimile dagli altri, dove la velocità con cui corrono le informazioni e le possibilità di acquisto online stanno segnando una nuova era.

In questa nuova era le armi da usare devono essere più potenti, i soldati devono essere più veloci, gli eserciti devono essere in grado di cambiare posizione molto velocemente.

Nel prossimo articolo parleremo di come affrontare terza e quarta fase: le soluzioni a queste verranno trattate insieme, perché la quarta non seguirà la terza, semplicemente si aggiungerà, mentre la terza è ancora viva e vegeta.

Al Prossimo Articolo!!

 Roberto Manzi

Mister Beef

Al Secolo Roberto Manzi. Innanzi tutto, da dove arriva lo pseudonimo? Mr Beef è stato coniato dal suo parrucchiere di fiducia, Sergio di Tony & Guy …. ok è pelato, ma riesce a spendere comunque 80 euro per farsi tagliare i capelli a forbice … Roberto Manzi, oltre a farsi tagliare i capelli da Sergio ha aperto ed è owner di 3 Box: CrossFit Bicocca, CrossFit Cervia e CrossFit Cervia on the Beach. Roberto ha cominciato a praticare CrossFit nel 2008, quando ancora nessuno sapeva nemmeno cosa fosse un Allenamento Funzionale o un Kettlebell. Da allora la sua passione per questo sport è cresciuta in modo esponenziale di anno in anno, e lo ha portato a studiare e formarsi in modo maniacale sia sul Coaching, che sull’ aspetto gestionale dei Box CrossFit. Oltre alla formazione canonica di CrossFit (è Level 2 ed ha seguito tutti gli Specialties Courses presenti nel sito di CrossFit.com), si reca diverse volte all’ anno negli Usa: è allievo di James Fitzgerald (Opex Fitness), Austin Malleolo (Head Coach di Reebok CrossFit One, owner di 5 box di successo negli USA, 7 volte atleta Games e titolare della programmazione Ham Plan), Jason Khalipa (atleta Games, oggi il maggior imprenditore di successo nel modo del CrossFit, con il suo impero in continua espansione fatto attualmente di 22 box attivi in tutto il mondo) e Dan Kennedy (Small Business Marketing Strategist). Nel suo passato lavorativo, ha ricoperto per 15 anni il ruolo di Direttore Marketing in diverse multinazionali, ed ha seguito più di 30 Start Up di alto livello. Nel 2012 ha aperto uno dei primi box CrossFit in Italia (CrossFit Bicocca), nel 2017 CrossFit Cervia, nel 2018 il primo Beach Box della Riviera. La grande esperienza che può vantare non è tanto su cosa ha costruito, anche se non è da tutti avere 3 box di successo in così poco tempo, ma sta nel fatto che nel suo percorso nel mondo del CrossFit ha fatto TUTTI GLI ERRORI POSSIBILI E IMMAGINABILI. Trascorre diversi mesi all’anno negli USA, perché ‘se vuoi essere il migliore devi imparare dai migliori’ e i migliori sono negli Stati Uniti. E poi negli Usa si fa un sacco di shopping interessante e il nostro Mr Beef è noto per il suo shopping compulsivo… Continua ad allenarsi, studiare e formarsi continuamente e anche a sbagliare, per poi correggere e imparare dai propri errori.

Il VERO segreto per il successo

Il VERO segreto per il successo

Quello che continuano a nascondervi e tenere ben celato ai vostri occhi. 

In questo articolo parleremo di quale è il fattore differenziante tra chi ottiene risultati e chi no.

Quanto scriverò è una realtà ben celata e custodita nelle mani di pochi.

Lo farò partendo da una premessa contestualizzata al settore dove viviamo.

La nascita di un fenomeno

Nel 2001 aprì i battenti CrossFit.com.

E’ questo il momento in cui Greg Glassman si affacciò sul mercato del fitness americano, che molti ritenevano già maturo, sovraffollato e poco ricettivo alle novità di qualsiasi genere.

Le uniche innovazioni arrivate negli anni precedenti riguardavano solo oggettistica  di vario genere (palle Bosu, cavi, ecc ecc ecc) e corsi su DVD di allenamenti miracolosi da fare in salotto.

CrossFit fece letteralmente saltare in aria tutto: il mercato del Fitness ricevette una scossa fatale.

Invece di litigare contro l’esistente e contro ogni piccola invenzione, Greg Glassman lanciò una innovazione che rese irrilevante qualsiasi macchina e qualsiasi giocattolo utilizzato fino a quel momento nelle palestre tradizionali.

Nacquero dalla innovazione di Greg Glassman i primi Box CrossFit, e da lì la diffusione fu più rapida che mai, creando il fenomeno che oggi tutti conosciamo.

Ma cosa fece quindi in sostanza Greg Glassman strutturando e codificando un nuovo metodo di allenamento?  In sostanza non fece altro che produrre nuove informazioni, e ne monetizzò (e continua a monetizzarne) la diffusione.

Il passaggio obbligato: da bottegaio ad imprenditore

I primi che comprarono ed acquisirono queste informazioni, in fase iniziale monetizzarono alla grande: nel 2012 aprire un Box significava successo sicuro. Era quasi impossibile sbagliare il colpo.

Poi queste informazioni cominciarono a diventare dominio di molti: persero quindi valore. Se prima quindi si poteva improvvisare o sperare di vivere da “bottegai”, oggi per evitare di andare incontro a morte certa, bisogna realmente trasformare il Box in “azienda” vera e propria, ed acquisire informazioni che vanno oltre a quelle fornite da CrossFit: queste non bastano più.

Ora bisogna unire alle informazioni ormai svalutate di CrossFit, quelle indispensabili per diventare imprenditori e trasformare i nostri Box in aziende.

AZIENDA: siamo stati i primi a pronunciare questa parola ne mondo del CrossFit e adesso tutti si sporcano la bocca con questo termine. Peccato che pochi sappiano poi riempire questa parola con i giusti contenuti o con un Metodo strutturato per arrivarci.

Diventare Azienda, significa in breve diventare grandi, diventare forti, avere la cassa piena di soldi, investire in marketing, investire in processi di gestione, massimizzare la redditività del proprio Box e aprire altri centri di profitto.

Troppo tecnico? La faccio più facile: significa che il vostro Box deve arrivare velocemente a minimo 300 iscritti, deve fatturare minimo 300.000 euro, e voi dovete avere un utile (al netto della vostra retribuzione) di minimo 50.000 euro, se tende ai 100.000 ancora meglio.

Nel frattempo dovete avere messo in pista gradualmente dei processi che facciano sì che il vostro Box vada avanti anche senza la vostra presenza, perché voi dovete liberare tempo per dedicarvi ad un nuovo progetto, che può essere l’apertura (o meglio ancora l’acquisizione) di un altro Box, oppure qualche altra attività che segua una vostra passione.

Dopodiché dovete fare la stessa cosa anche con questo secondo business: massimizzarne la reddività e fargli produrre utile anche senza la vostra presenza, per potervi dedicare ad un terzo progetto … e così via all’infinito.

Solo così il vostro futuro è al sicuro.

Una delle statistiche che cito più spesso, e che non ho fatto io, ma proviene direttamente da Istat e Camere di Commercio, dice che le partite iva sotto il milione di euro di fatturato nel 90% dei casi non superano i 5 anni.

Qui qualche spiritosone commenta sempre: “ah ah … io sono qui da 7 anni e non ho ancora chiuso!!”

Bene, adesso facciamo un’altra statistica, e questa la faccio io: il 95% degli spiritosoni, sono zombie che camminano. Sono già morti da anni come imprenditori e non lo sanno. Il fatto che qualcuno si metta in tasca 2-3000 euro al mese, facciamo anche 4000, magari in nero, con rimborsi sportivi, rimborsi spese ed altri artifizi tutti italiani, lo qualifica già come morto.

Spiegatemi che senso ha fare l’imprenditore ed intascarsi una cifra di 3.000 euro al mese (e voglio stare alto, perché so che pochi se li mettono in tasca), con un rischio imprenditoriale sulle spalle.

Se per voi questo significa fare gli imprenditori e siete contenti così, sappiate che non siete imprenditori: siete bottegai. E storicamente i bottegai fanno una brutta fine, prima o poi vengono mangiati dai grandi.

Se volevo fare l’imprenditore per guadagnare 3.000 euro al mese senza contributi, senza benefit e senza il vantaggio di fregarmene se l’azienda per cui lavoro va bene o male, me ne restavo a fare il dipendente. Guadagnavo molto di più, avevo contributi, ferie, macchina, computer, telefono, e meno preoccupazioni, perché le preoccupazioni che hai come imprenditore sono di gran lunga più pesanti di quelle che hai quando lavori in azienda.

Quindi il mio consiglio, che so resterà a molti inascoltato è: se siete nella situazione di cui sopra e siete contenti così, cercatevi un bel lavoro da dipendenti, perché vivrete più sereni e arriverete alla pensione tranquilli e in grazia di Dio.

Se invece questa situazione non vi sta proprio e volete fare il salto, allora è il momento di cominciare a pensare in grande, ma soprattutto di agire per diventare grandi.

E cosa bisogna fare quindi per diventare grandi con un Box?

La Cipolla del mercato delle informazioni: la superficie

Il mondo del fitness, e ancor più quello dei, Box oggi è già estremamente indebolito, frastagliato, pieno di trappole, e necessiterà di risposte molto forti e di imprenditori estremamente solidi, sia finanziariamente che professionalmente, e non stiamo parlando solo di qualità del coaching, ma di tutte quelle aree che oggi mancano al 90% dei Box Italiani. 

Leggo divertito alcuni post in cui qualcuno parla di KPI, budget, marketing, ecc ecc ecc in virtù di qualche corsetto domenicale fatto o di qualche cosa letto in Internet, e che pensa di avere già in mano tutto ciò che serve per fare la differenza.

Quello che succederà, richiederà professionalità ben diverse e il possesso di informazioni che non è così facile trovare e reperire.

Pensate davvero che con un paio di “cento euro” o in qualche risorsa gratuita qualcuno vi fornisca strumenti di marketing, comunicazione e gestione? Pensate veramente che leggendo qualche libro siate poi pronti a lavorare su queste aree?

Chi lo pensa è un illuso, e provo a spiegarvi perché.

Quando parlate di professionalità imprenditoriale, di gestione, marketing e comunicazione, state entrando magicamente nel mercato più grande e più costoso che esiste oggi: IL MERCATO DELLE INFORMAZIONI.

Le informazioni in grado di cambiarvi la vita e di cambiare la vostra professionalità, quelle in grado di farvi fare soldi, sono ben custodite e celate, organizzate a livelli e possedute da poche persone. E più andate sui livelli profondi, più queste informazioni sono ben nascoste, costose e in mano a pochi eletti.

E state certi che chi detiene informazioni di valore non ve le regala, ma ve le fa pagare care.

Provo a farvela di nuovo facile, e condisco tutto con numeri e cifre, se no parliamo di nuovo del nulla.

Quando comprate un libro da 20 euro o un corso sotto i 1.000 euro, state facendo un passaggio sicuramente obbligato, ma quello che andrete ad acquisire sono solo informazioni create per farvi acquisire “consapevolezza”: la consapevolezza di quante cose ancora non sapete e di quanto sia complesso quello che vi approcciate a studiare.

Dopo quindi che avete sbattuto il naso su una decina di libri e corsi, e avete quindi speso mediamente dai 5.000 ai 10.000 euro, avrete appena intaccato il muro delle INFORMAZIONI DI CONSAPEVOLEZZA, quelle cioè abilmente create dai detentori delle “vere informazioni” per farvi capire quanto valgono quelle che ancora non vi hanno svelato.

Siete cioè ancora sulla superficie non scalfitta della cipolla: ne state osservando solo l’esterno.

La Cipolla del mercato delle informazioni: il primo strato

Se vi si accende la lampadina in testa e sapete analizzare bene il materiale che avete comprato, in esso troverete alcune porte, dietro le quali sono celate le prime informazioni “utili” a generare profitto. Sarete cioè in grado di vedere il primo strato della “Cipolla delle Informazioni”.

Già nella parte superficiale della cipolla delle informazioni, quella che vale cioè circa 10.000 euro si perde più del 50% delle persone: sono tutti quelli che non riescono a capire il reale messaggio e che non vedono le porte ancora da aprire celate dietro queste informazioni.

Chi riesce ad arrivare al primo strato, chi ha cioè trovato alcune porte nelle informazioni di superficie, si troverà di fronte a corsi e materiali che non avranno mai un valore inferiore ai 3-4.000 euro.

Solo qui si cominciano a trovare informazioni in grado di essere monetizzate e convertite in risultati economici di una certa entità.

La Cipolla del mercato delle informazioni: il secondo e i successivi strati

Ma … MAGIA …. Nei percorsi che farete nel primo strato della nostra cipolla, se siete abili troverete altre porte: quelle che permettono di accedere ad uno strato più profondo, il secondo.

Da qui in poi le informazioni però è come se fossero codificate: non vi si può accedere e non si comprendono se prima non siamo passati da superficie e primo strato. Nel primo strato infatti si trovano le chiavi per decodificare, decifrare il contenuto delle informazioni presenti nel secondo strato.

Chi riesce ad accedere a questo livello si imbatte in percorsi che non costano meno di 10.000 euro, ma che riescono a generare risultati veramente importanti.

Dopo aver speso quindi un 50-60.000 euro, si incominciano a intravedere le porte del terzo livello … e questo gioco va avanti all’infinito: non c’è una fine, perché la nostra cipolla ha infiniti strati, ed ogni strato contiene informazioni sempre più di valore.

Ad ogni strato esplorato spenderete di più ma guadagnerete decisamente di più, e dovrete destinare buona parte dei guadagni per provare ad accedere allo strato successivo.

Tutto questo fino a quando decidete di fermarvi. E quando non acquisite più nuove informazioni, il vostro processo di crescita termina inesorabilmente: li siete e li rimarrete.

Il segreto del successo svelato: conoscere le giuste informazioni

Ecco quindi il segreto che nessuno vi dice o vi svela:

  • LA VOSTRA CRESCITA PERSONALE ED ECONOMICA PUO’ ESSERE FATTA SOLO ACCEDENDO AL MERCATO DELLE INFORMAZIONI
  • LE INFORMAZIONI SONO ORGANIZZATE A STRATI: NON SI PUO’ ACCEDERE ALLO STRATO SUCCESSIVO SENZA AVERE PRIMA SONDATO IN MODO APPROFONDITO IL PRECEDENTE
  • CHI DETIENE LE INFORMAZIONI NON VI PERMETTERA’ DI ACCEDERE ALLO STRATO SUCCESSIVO SE PRIMA NON GLI AVETE DATO SOLDI, MOLTI SOLDI PER LO STRATO PREEDENTE
  • SENZA INFORMAZIONI, NON C’E’ CRESCITA E NON C’E’ CONOSCENZA
  • L’APPRENDIMENTO DELLE INFORMAZIONI OLTRE A SOLDI, RICHIEDE ANCHE TEMPO: CI VOGLIONO ANNI PER PADRONEGGIARE INFORMAZIONI IN GRADO DI ESSERE MONETIZZATE

Questo è quello che nessuno vi dice, probabilmente anche perché pochi ne sono consapevoli e sono riusciti ad andare oltre al primo strato della nostra cipolla.

Il mercato delle informazioni

Ed ecco quindi che agenzie di comunicazione, consulenti e farlocconi vari provano a vendervi a caro prezzo informazioni dello strato superficiale, quelle che potreste reperire ad un costo decisamente più basso se cominciaste dei percorsi di formazione seri e strutturati. 

Bene ora sapete la verità, e se volete intraprendere la strada giusta, conoscete la via: dovete accedere al mercato delle informazioni, e trovare chi le detiene veramente.

E qui entrerete in una specie di mercato pieno di bancarelle, dove non è facile destreggiarsi, perché le bancarelle che vendono prodotti marci e scaduti sono la maggior parte.

Bisogna quindi visitare bene tutto il mercato ed essere in grado di trovare le bancarelle con i prodotti buoni.

Non vi servono consulenti, non vi servono agenzie di comunicazione, almeno per il momento, almeno fino a quando non sarete in grado di capire da soli quali sono i prodotti buoni e quelli cattivi e fino a che non sarete in grado di gestirne i processi.

Vi serve cominciare ad aprire il portafoglio e cominciare ad esplorare la cipolla delle informazioni: NO SOLDI – NO INFORMAZIONI DI VALORE.

Che vi piaccia o no questa è la verità.

Ma forse qualcuno sta anche bene nella condizione di bottegaio convinto di avere lunga vita e far finta che non succederà mai niente.

In fondo non siamo tutti uguali.

Alla prossima!!

Noi … quelli della “Qualità” e gli ex-affiliati

Noi … quelli della “Qualità” e gli ex-affiliati

Con questo articolo provo a dare risposta ad una delle domande più frequenti che ci vengono poste: “dal momento che ci sono sempre più Box che non rinnovano l’affiliazione ma continuano a fare quello quello che facevano prima, semplicemente eliminando la parola CrossFit da siti, pagine, banner e quant’altro.. come possiamo distinguerci e confrontarci sul mercato contro di loro”.

 Partiamo dalla considerazione che il fenomeno dei Box che tolgono l’affiliazione è già estremamente diffuso negli Usa, e fa parte della New Era del Fitness, quella che sta arrivando qui da noi ma che per il momento ci tocca in modo marginale.

Quindi quello delle ex-affiliazioni è solo uno dei problemi (e neanche il più pericoloso), che affliggerà il nostro mercato nei prossimi anni.

Rispetto ai Box americani abbiamo un enorme vantaggio: negli Usa hanno dovuto “reagire”, e far fronte ad una serie di fenomeni che all’improvviso e con la consueta velocità americana sono esplosi quasi da un giorno all’altro.

Noi conoscendo quello che sta arrivando, e potendo contare su tempi di diffusione più lenti, abbiamo la possibilità di “prevenire”.

Questa opportunità di  “prevenire” anziché “reagire” non dobbiamo lasciarcela sfuggire, perché ci da un grande vantaggio e ci da la possibilità di mettere in sicurezza per tempo le nostre attività: possiamo cioè chiudere le porte del fortino prima che arrivi il nemico.

E non solo: abbiamo la possibilità di utilizzare le stesse armi già messe in campo e testate negli Usa per combattere i nuovi nemici: loro anno già trovato le soluzioni, e tutte partono dalle scuole di formazione per coach e owner che sono nate negli ultimi 4 anni.

E queste soluzioni si sono dimostrate estremamente efficaci: hanno dato una nuova vita, una nuova forma e un nuovo potere competitivo ai Box, affiliati e non. Quando cominciai a seguire i percorsi di formazione di TBB e simili, Giorgia inizialmente pensava stessi buttando via migliaia di euro in cose per noi estremamente lontane: oggi quelle “cose” sono qui, e anche lei ringrazia il cielo che io ci abbia visto così lungo ai tempi … o forse ho solo avuto culo e mi sono imbattuto nelle persone giuste al momento giusto.

Ma torniamo a noi: il fenomeno degli ex-affiliati è solo uno di quelli che ci darà grattacapi, e neanche quello più pericoloso.

Il nemico che sta arrivando, appartiene a tre eserciti ben distinti:

  • i non più affiliati
  • le nuove catene (Orange Theory & C)
  • le globo gym, sempre loro . quelle che non mollano mai il colpo.

Vediamoli tutti e tre nel dettaglio.

 

I NON PIU’ AFFILIATI

Sono quelli, come tutti sappiamo, che decidono di non pagare più l’affiliazione pur fornendo in tutto e per tutto lo stesso prodotto che offriamo anche noi. Oggi stiamo assistendo alla prima ondata di questo fenomeno: chi non si affilia nell’80% dei casi appartiene all’esercito dei “piccoli”, quelli per cui anche 3.000 dollari all’anno possono in qualche modo fare la differenza. E fino a che il fenomeno rimane chiuso su queste realtà, non c’è da preoccuparsi: piccole sono e piccole rimarranno anche senza affiliazione. Togliendosi l’affiliazione si sono tolte anzi l’unica possibilità di crescita che avevano: l’effetto leva del marchio CrossFit.

L’ondata più pesante del fenomeno del non rinnovo dell’affiliazione però deve ancora arrivare, e sarà un esercito più forte e numeroso: quello dei “più grandi”, i più noti e i più ricchi tra i Box CrossFit, che decideranno di non rinnovare più l’affiliazione perché pensano di non averne più bisogno da un punto di vista competitivo: loro hanno già il nome, la visibilità, i clienti e il fatturato dalla loro.

E come detto questo esercito sarà ben più massiccio di quello attuale dei piccoli. Sarà sicuramente un fenomeno a livello mondiale, ma io penso che nel nostro paese sarà molto più accentuato: la nostra supponenza non ha rivali nel mondo. Qui tutti sono convinti di essere i migliori, di non avere bisogno di marchi, formazione, ecc ecc ecc.

Non ho mai sentito un Owner dire “sì sono bravino, ma posso ancora crescere. Ho ancora tante cose da imparare”. Anche nei post e commenti su facebook, in modo più o meno diretto fanno sempre emergere la tracotanza e la convinzione di essere i migliori.

Ma tornando al fenomeno degli ex-affiliati, non è, e mai sarà un problema: cosa cambia se uno prima era affiliato e domani non lo è più? Se era un concorrente rimane tale, con un piccolo punto a suo sfavore: ovvero essersi tolto la possibilità di utilizzare quell’effetto leva di cui abbiamo parlato poco fa.

Si tratta di Box già esistenti, o che avrebbero aperto con il marchio CrossFit, quindi non fanno comunque la differenza, c’erano o ci sarebbero stati comunque.

Quindi su questi è inutile gridare al lupo al lupo: questi erano li prima con il marchio CrossFit, saranno li domani senza marchio CrossFit.

Ed è inutile come sempre provare a differenziarsi da questi parlando di “Qualità”: in molti casi, soprattutto nel futuro, quando saranno i più noti a non rinnovare, questa qualità forse ce l’avranno più loro che tantissimi Box che fuori hanno scritto CrossFit.

LA QUALITA’

Eccoci!! Abbiamo toccato il Tema dei Temi!! Smettiamola di nasconderci e buttare avanti questa parola, QUALITA’.

  • Innanzitutto non vuol dire niente
  • Se la vogliamo identificare in un maggior livello di servizi, avete mai chiesto ai vostri clienti per loro cos’è un servizio di miglior qualità? Le loro risposte vi stupirebbero, perché vedreste che la qualità si identifica in cose che voi non prendete nemmeno in considerazione
  • Se vogliamo parlare invece di qualità nel coaching, scusate, ma oggi io di “fenomeni” dentro i Box ne vedo veramente pochi. Se parli con qualsiasi owner o istruttore è il migliore, lui sa tutto, è il più bravo di tutti e tutti quelli attorno a lui sono dei poveretti che non sanno fare il loro lavoro.

Purtroppo l’autocelebrazione non crea nella testa dei nostri clienti l’idea di qualità, anzi, non fa altro che identificarci come palloni gonfiati, e probabilmente questa qualità nel coaching è uguale se non peggiore a quella dei concorrenti: da quanto tempo non fate un corso importante? Un corso dove qualcuno vi insegna a fare il coach? No no parlo dei corsi dove non c’è mai un processo di valutazione finale o quelli italiani penosi (ad esempio quelli della Fipe …).

Ad esempio quanti Owners o Coach hanno il Level 3? Quanti hanno fatto percorsi come Opex e similari, che durano un anno e più?

E questi sono solo alcuni esempi.

Quanti di voi si recano regolarmente presso centri iperspecializzati o chiamano dei professionisti “veri” nel proprio Box per farsi guardare mentre insegnano? Solo così il vostro livello di competenza può crescere: solo quando qualcuno con un livello di coaching e conoscenze superiore al vostro osserva quello che fate e vi da feed-back strutturati su cosa lavorare e su quali sono le vostre aree deboli. Giorgia ad esempio va almeno una volta all’anno a Reebok CrossFit One, e segue un processo di formazione strutturato, dove Austin e Denise la guardano mentre fa le class  … e loro non sono proprio teneri. Tra l’altro a mio avviso sono probabilmente i migliori al mondo sulla formazione di Coach, a livello mondiale. Li abbiamo portati anche in Italia, per fare formazione ai nostri Coach, e sopratutto a noi, perché volevamo e vogliamo continuare a dare continuità al processo di crescita professionale nostra e del nostro staff. E’ un giochino che ci costa 15.000 euro tutte le volte che vengono in Italia (sì avete capito bene: gli zeri sono corretti), ma il valore che ne abbiamo ricavato e continuiamo a ricavarne è immenso, non quantificabile.

Quindi STOP: la qualità non è un elemento differenziante: è difficile da trasmettere nella testa del cliente, e probabilmente non ce l’avete, non ce l’abbiamo e soprattutto tendiamo continuamente ad autocelebrarci e sopravvalutarci.

E STOP anche con la preoccupazione che i non affiliati possano essere per noi una preoccupazione.

Antonello, un Box Owner piuttosto noto di Roma, nel Gruppo facebook The Box Partner ha giustamente sollevato la questione dei Box non affiliati, e ha pure specificato che lui in effetti non li vede come concorrenti, ma vorrebbe sapere come fare per distinguersi da loro e far capire ai clienti che quel nome sull’insegna, CrossFit, è garanzia di qualcosa in più.

La risposta è semplice: per distinguersi bisogna cominciare a fare marketing e comunicazione, oltre che continuare ad evolvere il proprio prodotto core (le class di CrossFit) e il livello di competenza del proprio staff.

Non c’è altro modo.

Non stiamo parlando di etica, stiamo parlando di business: vogliamo che il cliente scelga noi, e questo non c’entra con la parola CrossFit scritta fuori. Deve essere indipendente da questo. Se un non affiliato spende di più ed è bravo di noi a fare marketing e comunicazione, vince lui.

E’ importante sottolineare da dove parte la scelta del cliente, e da dove parte l’acquisto ripetuto da parte dello stesso cliente:

  • Il cliente ti sceglie e si iscrive se il tuo marketing e la tua comunicazione sono migliori di quelli della tua concorrenza.
  • Il cliente rimane con te nel tempo se il prodotto che offri è effettivamente migliore di quello degli altri … ma prima lo devi fare entrare e lo devi fare iscrivere.

Quindi è importante essere sicuri di avere un bell’arrosto (coaching di livello superiore) e poi quando è sul fuoco fargli fare un bel fumo perché la gente ne senta l’odore da lontano (marketing e comunicazione).

Ma se sul fuoco anziché un bell’arrosto ci mettiamo un pezzo di carne scadente, il fumo lo facciamo, ma quando il cliente viene a mangiare da noi, poi scappa alla velocità della luce.

E avendo scritto fuori CROSSFIT, abbiamo già una buona base di marketing e comunicazione: molte persone danno a questa desinenza un valore superiore rispetto a quello che noi pensiamo. Il fumo prodotto da questa parola è forte eccome: e questo ve lo conferma che hanno aperto veramente tutti … ma proprio tutti …

Quindi, PARLIAMO DELL’ARROSTO e ripetiamo le domande che ci permettono di dire se veramente abbiamo un buon livello di coaching e lo stiamo evolvendo (perché se non lo evolviamo e pensiamo di essere arrivati diventerà vecchio e stantìo in meno di due anni): abbiamo il Level 3? Quanti percorsi formativi di alto livello (tipo Opex) abbiamo fatto ultimamente? Anziché provare il level 3, continuiamo a ridare il level 2? Anziché provare il Level 2 continuiamo a rinnovare il Level 1?

Qualcuno ha mai fatto percorsi formativi dove si viene osservati sul campo, mentre si fanno le class e si ricevono feedback strutturati?

E allora di quale qualità stiamo parlando? Cos’è che vi fa credere di essere buoni coach e di essere meglio degli altri? Su cosa basiamo la nostra superiorità? Sulle chiacchiere?

Su questo argomento ho sentito delle oscenità: qualcuno pare abbia addirittura chiesto se era possibile non rifare il Level 1, ma pagare semplicemente i 1.000 euro, che tanto aveva un Box e quindi lui il coach lo sapeva fare …

Ma stiamo scherzando?!?! Io ho ospitato nei miei Box diversi Level 1 e Level 2, e tutte le volte che vado ad ascoltare, mi stupisco di quanto velocemente ci dimentichiamo di tante cose fondamentali.

E parliamoci chiaro, che figure di merda al Level 2, quando semplicemente ci chiedono di insegnare i movimenti seguendo le progressioni come da guida Level 1, e puntualmente nessuno le conosce. Ma dai … è ora che scendiamo tutti con i piedi sulla terra e facciamo un bel bagno di umiltà.

E adesso PARLIAMO DEL FUMO necessario per fare sentire l’odore dell’arrosto: Quale è il vostro budget destinato al marketing? Quale è il budget destinato alla comunicazione?

Quanto investite ogni anno per rinnovare, svecchiare e indicizzare il vostro sito internet? No … il sito gestito dal cugino o dall’amico non fa testo, ma di questo ne ho già parlato lungamente in un altro articolo.

Avete un gestionale? E questo gestionale fa solo abbonamenti e prenotazioni class? Mio Dio …

Sapete cos’è un CRM? Avete dei processi di marketing strutturati e dei funnel di attrazione? Avete opt-in e lead magnet?

E … no!!  Queste cose non le imparate comprando un corsetto da poche centinaia di euro. Ci vogliono formazioni specifiche, costose e un sacco di mesi (se non anni) di prove ed errori.

E … no!! Non le sapete fare, PUNTO!! I post terribili su facebook che vedo non sono comunicazione, o meglio, comunicano quanto improvvisata è la comunicazione fatta.

Ah già … ma noi siamo quelli della “qualità” … tutto questo non ci serve.

E arriviamo a

ORANGE THEORY & GLOBO GYM

Loro negli Usa stavano vincendo, sempre.

Orange Theory & C hanno creato catene che giocano esattamente sui punti di forza di CrossFit (Fun and community), ma lo fanno in ambienti più fighi, con allenamenti più leggeri e accessibili. In più aggiungono la tecnologia come elemento differenziante.

Stanno facendo una strage di Box dove si piazzano. Non mi dilungo su questo, perché sul mio Blog trovate due articoli dedicati proprio a queste catene e su cosa fare per non cadere loro vittime quando arriveranno.

E le Globo Gym? Negli Usa, ma anche qui, si sono svegliate, allestiscono aree funzionali che sono dei veri e propri box, fanno le class come i Box, ma fanno tutto questo in un ambiente più figo e con più prodotti e servizi e con prezzi decisamente più bassi.

Quindi anche loro vincono, sempre. Appena si svegliano vincono.

Ma non vincono perché sono più fighe, hanno la sauna e costano meno: vincono perché investono migliaia di dollari (da noi Euro) in marketing e comunicazione per comunicare i loro punti di forza e sollevare tanto, tanto fumo, a volte sul nulla, ma tanto a loro non gliene frega niente di avere clienti che poi rimangono: vendono un annuale e se il cliente non si presente alla terza volta gli fa solo un piacere.

Sono più bravi di noi a far entrare i clienti dalla porta, mentre noi li aspettiamo dentro il Box pensando che qualcuno decida di entrarci perché siamo più belli e più bravi.

Quindi nell’era del Fitness moderno, c’è solo una cosa da fare: investire in marketing e comunicazione.

Più ci spendete in termini di soldi e tempo, più sarà evoluto il sistema che riuscite a creare, e più clienti sceglieranno voi perché vi identificheranno come i migliori.

E’ brutto, fa male, ma il cliente arriverà solo se vi rendete visibili e attrattivi, con marketing e comunicazione. E … NO! Le agenzie di comunicazione che vi vendono a 400 euro al mese un bel piano di comunicazione, in realtà non ci capiscono un beneamato cazzo, se non vi chiederebbero 40.000, non 400 euro.

Ah già … ma noi siamo sempre quelli della “qualità” … non abbiamo bisogno di queste cose.

Per oggi è tutto, come sempre aspetto i vostri commenti sia nel Gruppo Facebook di The Box Partner e qui sotto nell’articolo.

Alla prossima!!

Roberto Manzi