fbpx
Come organizzare una Azienda Box a prova di stupido  – parte 2a

Come organizzare una Azienda Box a prova di stupido – parte 2a

Come organizzare una Azienda Box a prova di stupido   – parte 2a di 3

Pariamoci il culo Marketing e Comunicazione: questi sconosciuti

[thrive_lead_lock id=’150′]

Questa è la 2a parte di questa serie.

Puntata dedicata al primo acquisto di crema solare. . . Se non l’ hai capita, leggiti il mio articolo precedente a questo link; https://wp.me/pai8bp-7M

In questo articolo andiamo a chiarire e parlare dei processi vitali per la tua Azienda Box, che spesso vengono confusi tra di loro.

Il Marketing, la comunicazione, la vendita e l’esercito di cazzari e venditori di fumo

Troppo spesso in giro si vedono agenzie che provano a venderti un po’ di tutto: comunicazione, marketing, caffè, prosciutto e se vuoi ti portano anche a fare un puttan tour.

Consulenti e tuttologi provano a venderti soluzioni gestionali e servizi incredibili.

Maghi maghetti e improvvisati, specializzati in vendita di fumo e suoi derivati, che si inventano soluzioni magiche in grado di raddoppiare in due settimane i tuoi fatturati o di sistemare magicamente tutti i casini che stai combinando (tutti ne abbiamo un treno da sistemare).

Prima di addentrarci nei concetti di marketing, comunicazione e vendita, ti invito a sempre pensare a chi ti sta di fronte quando prova a venderti qualcosa: Chi è? Cosa ha fatto? Quali sono i suoi risultati? Quali sono le sue aziende che dimostrano le sue capacità? Quali sono i risultati che i suoi clienti hanno ottenuto? E’ più concentrato a parlare male di altri che non a parlare del suo prodotto e del perché dovresti comprarlo?

Spero non ci sia bisogno di aggiungere altro: è importante sempre che tu capisca chi hai davanti e se può veramente aiutarti. Ed è facile capirlo: i suoi numeri, i risultati conseguiti parlano per lui, aldilà delle sue chiacchiere.

Ottimo, dopo questa piccola parentesi, addentriamoci nei concetti chiave dell’articolo:

E’ importante conoscere i concetti di MARKETING, COMUNICAZIONE E VENDITA, perché se anche tu hai le idee confuse e non sai cosa sono, o non riesci a delinearne in modo chiaro i confini, farai fatica a capire chi sta provando a venderti aria fritta.

I processi di COMUNICAZIONE, MARKETING E VENDITA sono tre processi, tre fasi collegate ma nettamente distinte una dall’altra nella vita della TUA Azienda Box.

Non sapere che differenza c’è tra una di queste attività e l’altra, ti espone a fregature e cialtronate potenzialmente senza limiti.

Non esiste qualcuno che fa sia marketing che comunicazione che vendita. Non si può prendere il tutto e metterlo in un unico frullatore, perché è come se mischiassimo insieme un pasta al ragù, una bistecca di Angus e un tiramisù.

Mangiati singolarmente sono tre piatti molto buoni. Prova a metterli insieme, a frullarli e a bere il succulento composto che ne esce: poi dimmi che sapore ha.

Sicuramente sarà una poltiglia schifosa.

Ecco, la sensazione di schifo e inutilità è la stessa che provano i tuoi potenziali clienti a cui tu e i tuoi consulenti/agenzie da quattro soldi provate a rivolgervi,  senza in realtà avere ben chiaro cosa fare e cosa proporre.

Se gli presentate una accozzaglia di idee, messaggi e promozioni, se non hai ben chiaro cosa fare e quando farlo, se non separi in modo corretto i processi di marketing da quelli di comunicazione da quelli di vendita, quello che ne ottieni è un frullato senza senso e dal sapore rivoltante.

L ’ordine in cui queste fasi vanno affrontate in ogni processo decisionale è questo:

Marketing –> Comunicazione –> Vendita

Cominciamo quindi a vedere uno per uno questi tre processi, e in quale ordine entrano in contatto tra di loro.

In questo articolo parleremo di Marketing e Comunicazione.

Volendo semplificare il concetto di Marketing e renderlo comprensibile a tutti (non me ne vogliano i grandi esperti di questa materia che sicuramente leggeranno questo articolo e ci terranno a fare puntualizzazioni….), questo si può dividere in Strategico e Operativo.

Il Marketing Strategico

Al nostro livello di micro-azienda, fare Marketing Strategico significa capire chi sono i tuoi clienti, quale problema vorresti risolvergli, quali sono i tuoi punti di forza e chi sono i tuoi concorrenti.

Qui ci viene in aiuto la Legge della Preminenza di Jay Abram (uno dei maggiori esperti di marketing contemporanei). 

Jay Abram dice: 

‘le domande che ti devi fare sono 5:

  1. Perché il mio cliente dovrebbe scegliere il mio prodotto/servizio?
  2. Perché dovrebbe acquistarlo oggi?
  3. Quali vantaggi gli offro?
  4. In che modo lo faccio sentire meglio?
  5. Perché dovrebbe agire ora invece che non fare nulla?

E tutto questo con degli obiettivi ben chiari:

  1. Capire di cosa necessita e i bisogni che ha il tuo potenziale cliente
  2. Acquisire fiducia
  3. Evidenziare il cambiamento
  4. Fornire una mappa semplice
  5. Adattarla ad ogni contesto con chiarezza

Parola chiave: VALORE! ‘

Vendere sempre valore!! Più valore dei tuoi concorrenti!! Vendere, non raccontare…. Vuol dire che glielo devi dare sul serio, non prometterglielo.

Vuol dire che l’epoca in cui si poteva guadagnare vendendo fumo sta finendo, e lascerà morti e cadaveri alle sue spalle.

Nel momento in cui vogliamo lanciare una azienda, un prodotto, un servizio dobbiamo prima occuparci della parte strategica, nella quale si va a definire tramite analisi e processi ben precisi quanto visto sopra.

Non c’è nulla da inventare e non si può andare a braccio: bisogna conoscere le tecniche e i passaggi con cui fare queste analisi e con cui analizzarne i risultati. e..no, se il tuo presunto consulente di marketing ti piazza in faccia anche una laurea altisonante (Bocconi, ecc ecc) che ha preso 30 anni fa, oggi non ne capisce un cazzo di marketing: gli scritti di Kotler non possono venirti in aiuto.

Le cose sono cambiate, ed avere studiato cose teoriche 30 anni fa, non ti aiuta di certo oggi nell’era digitale a muoverti.

Le cose sono cambiate a tal punto, che se se non stai al passo, se non ti informi, se non ti formi e stai trincerato dietro quel pezzo di carta preso 30 anni fa in un sistema scolastico/universitario che fa ridere, se non hai comunque praticato ed applicato quello che hai studiato, non hai niente da dire.

Ci sono nuovi processi, nuove strategie, nuovi modi per arrivare ai cliente, e se non li conosci vanno studiati, altrimenti anche qui, vi ci si improvvisa esperti di qualcosa che non si conosce, e si ricadrà nel minestrone visto prima. Stesso risultato se vi affidate ad un tuttofare: quello che sarà in grado di progettare sarà un frullato di salame, Nutella e pan grattato.

E siccome non c’è niente da inventare, anche io in questi articoli non invento nulla: prendo semplicemente le esperienze migliori, gli studi che ho fatto in questi anni (e non sono corsetti da un week end o letture di qualche articolo in rete qua e la), l’ applicazione che ne ho fatto e analizzo i risultati conseguiti, nel bene e nel male.

Non dobbiamo inventarci nulla: basta studiare e praticare.

Il Marketing Operativo

Una volta che ho definito a livello strategico chi sono i miei clienti e cosa a loro propongo, devo decidere COME PROPORLO,  cosa comunicare, prezzi, eventuali promozioni ed azioni: questo è il MARKETING OPERATIVO.

Anche qui non c’è niente da inventare: tecniche, processi, passaggi e scelta degli strumenti seguono logiche e regole precise.

IL MARKETING NON E’ QUALCOSA DI ARTISTICO, HA PIU’ A CHE FARE CON LA MATEMATICA, non è una dote naturale: è qualcosa che deve essere studiato e praticato.

Qualcuno che ha letto qualche articolo trovato googolando un pò per la rete, ora si starà chiedendo: ‘Ma come?!?! Il Marketing è creatività, genio, inventiva!! L’uomo di marketing è un creativo a tutti gli effetti non un matematico!!’

Ecco apparire in queste domande la confusione ENORME che c’è in giro sui concetti di marketing e comunicazione …. ma rimandiamo questo tema di qualche decina di righe: ne parleremo poi.

Bene …. Sì, facciamo finta che il marketing come dice qualcuno sia creatività. 

Anche comporre una canzone è creatività. Ma se vuoi comporre una canzone e non conosci la musica cosa cazzo componi?!?!

Se vuoi cantare una canzone mentre suoni il pianoforte ….e non sai suonare il pianoforte…. cosa cazzo suoni?!?!

Ecco, inventarsi uomini di marketing o dichiararsi tali dopo un corsetto online, dopo un week end in aula (quello che magari qualcuno di noi o le nostre agenzie tuttofare hanno fatto) o dopo aver dato un’esame all’Università più di 30 anni fa su questi concetti,  è come provare a suonare il pianoforte dopo un corso online o due giorni di lezione, o aver suonato per una volta nella vita il clavicembalo (cari laureati saccenti del piffero).

Provaci ….. anzi no scusa …. Nel caso del marketing molti come detto lo fanno regolarmente, e qualcuno si vende pure come esperto senza aver mai né studiato né praticato questa materia.

Disastro …. I tuoi clienti se ne accorgono e ti puniscono!! 

La Comunicazione

Molto bene, una volta viste le fasi di marketing, ecco che si può passare ad analizzare la Comunicazione, questa sconosciuta.

La comunicazione prende il materiale uscito dal marketing e decide semplicemente COME COMUNICARLO.

Insomma, la comunicazione non è mettere qualche post su facebook o instagram alla cazzo di cane o anche qui volere per forza fare e dire qualcosa, senza prima avere definito in modo scientifico cosa voglio comunicare.

Anche qui, non c’è nulla da inventare e la scelta dei canali, dello stile di copy con cui preparare i materiali, e il piano editoriale non può essere lasciato alla immaginazione collettiva o ad un corso di un week end.

Soffermati sull’ultimo concetto: piano editoriale …. Ooohhhh….. scoperta!!!!

Sai cos’è un piano editoriale? Proviamo a definirlo in termini semplici: è qualcosa che ti dice che non puoi pubblicare a cazzo senza una logica e senza una pianificazione di mezzi, contenuti e tempi. Così è abbastanza semplice?

Perché usi facebook, Perché usi instagram? Perché stampi un volantino?

Non lo sai, questa è la verità.

QUINDI, COMUNICARE IN QUESTO MODO, E’ COME ANDARE IN UNA PIAZZA PIENA DI GENTE E COMINCIARE AD URLARE, A CASO.

Quale risultato ottieni? Ottieni che siccome la piazza è piena di gente, tu stai urlando fortissimo ma il rumore di tutta quella gente che sta parlando fa sì che nessuno ti senta.

Fa sì che se anche i più vicini a te riescono a sentirti ed accorgersi che esisti, in realtà sentono solo uno che urla: cioè, non stai dicendo un cazzo, stai solo urlando.

Ecco, questo è l’effetto che ottieni quando una agenzia pubblica contenuti per te (e magari li vedi mezz’ora all’anno per la firma del contratto). Questo è l’effetto che provoca il tuo amico che spara per te qualche foto con qualche frase di merda iperscontata su facebook o quando tu preso dalla foga di voler scrivere per forza qualcosa, di renderti visibile a tutti i costi, posti, posti e riposti minchiate su facebook e instagram (tipo i tuoi massimali del cazzo o i tuoi muscle ups fatti tra l’ altro di merda. Forse non te l’hanno mai detto, ma NON GLIENE FREGA UN CAZZO A NESSUNO!!).

STAI SEMPLICEMENTE URLANDO SUI SOCIAL: E SE URLI FRASI SCONNESSE E SENZA SENSO, NON INSERITE IN NESSUN CONTESTO, NESSUNO CAPISCE UN CAZZO DI QUELLO CHE DICI.

Come detto all’inizio, prima devi decidere cosa comunicare, creare una macchina pronta ad accogliere i potenziali clienti (->marketing), e solo dopo devi decidere in modo scientifico come comunicare e come attrarre a te clienti con la comunicazione.

Non ci sono SE e non ci sono MA: è così punto e basta.

Anche la Comunicazione ahimé nei nostri sputi di aziende è roba tua!!

Non puoi delegarla. Perché? La risposta è qui sotto.

LA GRANDE CONFUSIONE TRA MARKETING e COMUNICAZIONE

Spero ti cominci ad essere chiaro quanta confusione viene fatta attorno a questi processi e quante volte qualcuno che non ne sa un cazzo ha provato a venderteli o te li ha venduti, facendoti semplicemente spendere un sacco di soldi inutilmente.

Partiamo quindi da alcune precisazioni doverose: leggile attentamente perché potrebbero salvarti il culo diverse volte, e forse te lo possono salvare anche in questo momento.

Qualche agenzia di comunicazione si è venduta anche servizi di marketing?

O peggio, qualcuno è venuto da te proponendosi come esperto di marketing e comunicazione e magari anche di qualcos’altro?

Ottimo, se te lo sei preso in casa e lo stai pagando: corri subito ai ripari!!

Risparmiati i soldi e buttalo fuori a calci in culo!! Ti sta vendendo fumo e ti sta spillando un sacco di quattrini.

Perché?

E’ molto semplice: parti dal presupposto che una agenzia o esperto di marketing o comunicazione, è qualcuno che deve entrare nei processi di una azienda, analizzarli, viverli.

Per poter prendere delle decisioni deve quindi vivere il contesto, studiarlo, vivisezionarlo e solo dopo provare a trovare idee, soluzioni, prodotti, servizi. Per potere fare tutto questo, deve essere uno che sa quello che fa, è aggiornato e sperimenta da anni quello che vende.

Le agenzie/uomini che si occupano di marketing o comunicazione veramente (e sottolineo la ‘o’, perché un vero esperto non si venderà mai per i due contesti insieme), vogliono dai 2.000 euro al giorno in su, e per capire come funzioni e di cosa hai bisogno, devono stare con te per giorni e giorni.

Avere qualcuno che fa marketing o comunicazione per te, significa cioè investire centinaia di migliaia di euro.

Cioè …. Ma di cosa cazzo stiamo parlando? Tu ha un Box CrossFit …. Quindi non te lo puoi permettere, punto e basta.

Non puoi permetterti qualcuno che faccia marketing o comunicazione per te, perché sei troppo piccolo e troppo povero. Anche io sono troppo piccolo e troppo povero per permettermi queste cose …. Ho due cazzo di box CrossFit, non una multinazionale.

E … no, il tuo amico o la tua agenzia non ti sta vendendo marketing e comunicazione a 3-400 euro al mese o in cambio dell’allenamento gratis: ti sta dando una Sola. 

Anche io ho preso la mia laurea altisonante, la mia superspecializzazione in marketing, la mia bellissima esperienza lavorativa, e le ho messe in un cassetto. Come imprenditore sono dovuto tornare pesantemente sui libri, ed affidarmi a dei Mentor che hanno guidato il mio processo di aggiornamento e crescita nella mia nuova professione.

E quindi?!?!

E QUINDI MARKETING e COMUNICAZIONE te li devi fare da solo!!

Ma per farli correttamente prima devi imparare cosa sono e come utilizzare le tecniche che ci sono dietro!!

E per imparare a farlo devi studiare, fare corsi su corsi, e poi provare, sperimentare, sbagliare, ritarare il tiro e riprovare!! E poi tornare a formarti per salire di livello e così via all’infinito!!

Devi investire i soldi che regaleresti alle agenzie che vogliono fare il tuo mestiere!!

E se non vuoi buttare i soldi che spendi in formazione, devi seguire un percorso, che solo un Mentor riesce a darti: trovatene uno, trovatene uno di livello che si fa pagare e anche bene, perché i soldi che gli darai, li risparmierai in minchiate nel futuro.

Affidarti a personaggi low cost anche in questo tuo processo formativo, avrà un solo risultato: oltre che aver perso i soldi della formazione, ne spenderai 10 volte tanto in minchiate che continuerai a fare.

Sei un piccolo imprenditore, e devi diventare un esperto sia di marketing che di comunicazione. Se non lo sei, non sei un imprenditore, e sei destinato a fallire entro 5 anni (dati statistici non miei). 

Quindi, non far fare a qualcun altro quello che dovresti fare tu: questa è roba tua!! Marketing e Comunicazione fanno parte del nostro mestiere di imprenditori di una azienda sputo (perché questo abbiamo: sotto il milione di euro di fatturato, siamo tutti degli sputi).

Se stai cominciando a capirci qualcosa, forse pian piano ti apparirà chiaro che sei in forte ritardo, e forse ti sei improvvisato imprenditore senza avere le basi per farlo.

E’ l’errore che ho commesso anche io nel 2011 quando decisi di avviare il mio primo progetto imprenditoriale, e io venivo da una laurea in economia, una specializzazione in marketing e comunicazione d’azienda e da 20 di culo stratosferico e di pratica fatta all’interno di multinazionali. E ho commesso un sacco di errori!! E li ho commessi perché avevo la presunzione di sapere tutto grazie ai miei innumerevoli pezzi di carta presi 20 anni fa e l’illusione di poter fare un mestiere che non avevo mai fatto: quello dell’imprenditore.

ERRORE CLAMOROSO. Ho pagato cara la mia presunzione, e sono dovuto correre anche io ai ripari. Ma per fortuna quando io ho aperto  c’era ancora il tempo di sbagliare e ritarare il colpo.

Oggi non c’è più tempo per improvvisarsi, e c’è poco margine per commettere errori: come detto nel primo articolo di questa serie, non stai lavorando in un mercato in fase di espansione, stai lavorando in un mercato saturo che non vede l’ora di cominciare a sputare fuori qualcuno: quindi ti devi dare da fare in fretta.

Dando quindi per scontato che ti formerai e comincerai a fare il tuo lavoro (l’imprenditore), comincia a ragionare velocemente su come prendere in mano i tuoi processi di marketing e comunicazione.

Ottimo, ora che hai capito cosa vuol dire comunicazione e cosa vuol dire marketing, e CHE HAI CAPITO CHE LI DEVI FARE TU, ci fermiamo e ci diamo appuntamento tra qualche giorno, quando pubblicherò il mio prossimo articolo dove andremo a vedere la terza e ultima fase, quella dove monetizzi: la vendita!!

[/thrive_lead_lock]

Quindi, non mancare l’ appuntamento con il mio prossimo articolo!!

A presto!!

Cordialmente

Mister Beef

Come organizzare una Azienda Box a prova di stupido  – parte 2a

Come organizzare una Azienda Box a prova di stupido – parte 1a

Come organizzare una Azienda Box a prova di stupido       – parte 1a di 3

Sulla scia dei due articoli ‘La Guerra dei Box’, che ti invito a leggere prima questo (se non lo hai già fatto):

https://robertomanzi.it/2018/09/24/la-guerra-dei-box-1a-parte/

https://robertomanzi.it/2018/10/07/la-guerra-dei-box-parte-seconda-linvasione-degli-ultracorpi/

proseguiamo la disamina dei rischi che si stanno presentando alle porte nel nostro bellissimo mondo fatato del CrossFit Italiano.

Questo è il primo di 3 articoli: non perderti quindi nessuna delle tre puntate!!

Con questo articolo, voglio cominciare a guidarti in un percorso che ti dia la chance di non svegliarti mai dal tuo sogno, e che ti consenta di viverlo ancora per lungo, lungo tempo.

Ma per arrivare ad imboccare il sentiero della lunga vita del tuo Box, è necessario passare prima da alcune fasi di consapevolezza: e questo è il primo obiettivo che voglio raggiungere oggi: sviluppare in te la consapevolezza di ciò che devi fare e prepararti a quello che verrà.

Parto da una prima considerazione, che proprio oggi (domenica 21 ottobre 2018) ho fatto.

Stiamo ospitando il Level 1 a Cervia, e ho voluto indagare un po’ sulle motivazioni per cui i partecipanti del 2018 decidono di fare questi due giorni di certificazione. Il panorama è veramente diverso da quello del 2010, e conferma a pieno quello che ho scritto nei miei articoli precedenti.

Lungi da me dal dare giudizi su qualcuno, tantomeno sui partecipanti alle certificazioni di CrossFit, l’ho fatto solo con l’intento di capire cosa ci aspetta e con chi avremo a che fare a breve.

Gli esempi che faccio qui sotto quindi hanno l’unico scopo di capire chi sta entrando, chi si sta avvicinando a noi.

Ho voluto interrogare due persone che, durante la pratica sui pull ups, stavano utilizzando un box altezza 60 sotto i piedi (lo scaling che utilizziamo generalmente per chi fa CrossFit da un paio di settimane).

Cioè, stavano facendo il Level 1 due persone che probabilmente non hanno mai provato a fare un pull up nella loro vita.

Domanda: ‘ma perché fai la certificazione Level 1?’

Risposta: ‘Eh, lavoro in palestra e se faccio questa certificazione prendo molta visibilità’.

Domanda ad altri due anche loro in palese difficoltà e un rapporto estremamente conflittuale con l’elemento alieno ‘Rig e barre collegate’: ‘Ma perché fai la certificazione Level 1’?

Risposta: ’eh, stavo pensando di aprire un box: lavoro in palestra ma mi sono stufato’.

Ok …. Io non ho bisogno di altro. Mi preparo ….

Storia di una imprenditoria segnata

Facciamo ora un salto indietro nel passato, per poi tornare a bomba e collegare il tutto al presente del CrossFit italiano.

Parliamo di come è nata e si è sviluppata l’imprenditoria dagli anni ’30 in poi.

Oggi definiamo l’Italia come un paese in crisi. Il sistema economico è paralizzato, le aziende fanno fatica a rinnovarsi e resistere alla globalizzazione, i licenziamenti avvengono a pioggia.

Bene, in questa situazione la crisi non c’entra nulla: la situazione di merda in cui l’Italia è in questo momento parte da lontano, da molto più lontano.

La realtà è che non siamo in crisi!!Stiamo semplicemente pagando il conto della globalizzazione: imprese più evolute, provenienti da paesi più evoluti stanno facendo il culo alle nostre. 

Se togliamo la retorica del “noi siamo più creativi degli altri’, ‘la moda e la pasta sono roba nostra’, ecc ecc ecc, tipica di chi si improvvisa imprenditore in Italia, la situazione che ci si prospetta è veramente desolante.

PERCHÉ SIAMO COSÌ INDIETRO E COME È NECESSARIO MUOVERSI OGGI PER INVERTIRE LA ROTTA?

Sarebbe tropo semplice e populista dare la colpa alla politica, alla scuola, al Piove Governo Ladro e così via.

Sarebbe troppo facile dire semplicemente che negli Usa ad esempio sono tutti più bravi e tutti più avanti.

E’ vero certo, sono più bravi e sono 50 anni avanti a noi, ma perché?

Le ragioni di questa arretratezza culturale italiana dal punto di vista imprenditoriale è molto più semplice di quello che pensiamo.

In Italia c’è stata una cosa che gli statunitensi non hanno vissuto in modo diretto: la seconda guerra mondiale.

Quindi, mentre negli Usa l’economia continuava a macinare ed avanzare, in Italia la seconda guerra mondiale e la devastazione che ne è seguita non ci ha permesso di starebbe al passo  

Negli anni 60′ eravamo ancora all’inizio di un boom economico dovuto all’effetto della ricostruzione: non c’era bisogno di far nulla di complicato per vendere, mancava tutto e quindi qualsiasi cosa ti potesse venire in mente di creare e vendere era un successo.

C’era un’ Italia che aveva bisogno di tutto e che voleva e doveva comprare tutto, qualsiasi cosa.

Se a questo aggiungiamo una sorta di “protezionismo” tipico italiano, cioè la tendenza a fare affari con le persone del proprio territorio per motivi di diffidenza culturale, tendendo a non considerare tutti quelli che erano a più di dieci chilometri, si capisce come mai qualunque concetto legato al marketing e alla “vendita” non siamo stati presi e sviluppata. 

La verità è che le aziende italiane hanno prosperato nonostante fossero progettate per fallire (cit. F. Merenda)

Detto in termini semplici, le aziende in Italia sono sempre cresciute e prosperate nel mito del “prodotto di qualità”, ignorando completamente le necessità di curare il vero motore del business che è appunto creare una azienda con processi ingegnerizzati  

Questo per un motivo molto semplice: nonostante le aziende italiane siano progettate di merda, là fuori c’è sempre stato un mondo che aveva bisogno di comprare.

Reti vendita composte da rappresentanti con la seconda elementare e senza la minima competenza di vendita se non una spesso blanda conoscenza del prodotto, hanno “venduto” una montagna di merce.

Ma come tutto questo è potuto continuare quasi fino ai giorni nostri?

Perché il tessuto imprenditoriale era ed è tutt’ora è composto da aziendine piccole o piccolissime, che offrono in locale semplicemente la copia della copia della copia del prodotto originale, a minor prezzo, con più personalizzazione e assistenza.

Aziende che non sapevano proporsi e venditori che non sapevano vendere, hanno fatto affari d’oro per la semplice inerzia innescata da una domanda che non si arrestava.

Ottimo, adesso portiamo questo quadro imprenditoriale di storia degli ultimi 70 anni ai giorni nostri e al nostro settore.

La Storia di CrossFit in Italia: dagli albori ai giorni nostri

Ottimo, adesso portiamo questo quadro imprenditoriale di storia degli ultimi 70 anni ai giorni nostri e al nostro settore.

Nel mondo del CrossFit la cosa ha funzionato esattamente così.

Gli anni 2008-2010 per noi hanno rappresentato gli anni ’50-’60 dell’Italia: i pionieri aprivano i primi Box, fino al 2013 ci si conosceva tutti, e CrossFit cominciava a diffondersi e a piacere un botto.

Per fare CrossFit in Italia, nel 2010 dovevi per forza andare nella storica CrossGym di Maddaloni, uno dei pionieri di questo sport, insieme  al grande Bart Lanzarone (Bart, so che leggi i miei articoli, …. mi manca un sacco il tuo Sicily ThrowDown). Quindi ovunque tu abitassi, se volevi fare CrossFit, prendevi la tua macchina e andavi li, facendo anche 3-400 chilometri.

Nel 2012, se volevi fare CrossFit i Box in Italia erano più o meno 10: a Milano eravamo in tre.

Quindi se abitavi a Milano, ti facevi ancora 30-40 chilometri al giorno, in andata e in ritorno, pur di fare CrossFit e non allenarti in una GloboGym.

E così il 2013-14-15 sono stati gli anni in cui praticamente chi ha aperto, ha solo coperto dei buchi di mercato dove la domanda continuava a crescere e l’offerta era veramente molto molto piccola.

Della serie: che cazzo me ne frega di fare marketing, comunicazione, di settare i processi di vendita…… tanto se vogliono fare CrossFit da me devono venire!!

Imprenditori illuminati …. se in quel momento di vacche grassissime si fosse portata la visione più in la di Natale dell’ anno in corso, di poteva immaginare e prevedere l’ esplosione che c’è stata poi dal 2016 in poi.

Se si fosse stati lungimiranti, proprio in un periodo di vacche grasse, bisognava cominciare a preparare le scorte per i tempi duri.

E così oggi, ci ritroviamo in un contesto in cui cominciamo a stare stretti e a venir attaccati da tutte le parti.

Se non lo hai ancora fatto, leggi i miei articoli

https://robertomanzi.it/2018/09/24/la-guerra-dei-box-1a-parte/

https://robertomanzi.it/2018/10/07/la-guerra-dei-box-parte-seconda-linvasione-degli-ultracorpi/

Dove faccio una analisi più dettagliata di quello che è stato e di quello che sarà il futuro del nostro settore

Sei convinto che quanto ti sto dicendo non sia vero? Stai andando a gonfie vele anche con l’ amico che ti fa post alla cazzo o con la tua agenzia di comunicazione/marketing/vendita/pulizie ‘Cavalier Ladroni & Figli Maschi’ che pensa lei a fare marketing per te?

Ok, leggi la continuazione …. Chissà che forse non riesca a portare un po’ di buon senso nell’ operato di qualcuno e confermare una volta per tutte il concetto espresso all’inizio: molti Box CrossFit in Italia oggi prosperano pur essendo costruiti in modo perfetto per fallire a non più di 3 anni.

Francesco improvvisati e il suo Box CrossFit Tantebellecose

Disegniamo la situazione tipo che troviamo oggi in giro: Francesco Improvvisati ha aperto il suo Box due anni fa, pensa di fornire un buon servizio ai suoi iscritti (in fondo ci ha messo tutto se stesso dentro il suo box: era un manager di una azienda fino a tre anni fa, quindi lui ha esperienza nel gestire…..).

Alla reception ci mette la moglie Addolorata Secca, che avendo lavorato in amministrazione in una grande azienda, i conti li sa far quadrare.

Poi ha un amico che fa il commercialista, Pasquale Arraffa, che fa pagare una miseria i suoi servizi….è un amico…..

 Ha anche un altro amico, Carlo Cantastorie, che smanetta un sacco sui social e che gli può gestire tutta la parte di comunicazione (e questo lo sistemiamo facendolo allenare gratis in cambio della gestione dei social).

Oh …. Ma che culo!! Francesco ha anche l’ amico che sa fare i siti internet!! Caspita …. Risolto il problema del sito: anche lui lo facciamo allenare gratis così anche il sito viene via gratis!! www.crossfittantebellecose.com sarà un sito meraviglioso!!

Francesco lavora 12 ore al giorno, all’inizio anche di più perché si fermava a fare le pulizie alla sera. Ma poi ha trovato un altro amico, Carletto Splendor, è in cassa integrazione….e allora gli diamo una mano e prendiamo due piccioni con una fava: a Carletto gli facciamo fare le pulizie e lo facciamo allenare gratis in cambio!! E così tra parentesi, sono già in tre che si allenano e non pagano. Chiusa parentesi.

Le cose però stanno girando bene: il numero di soci aumenta di mese in mese, e mentre fa quelle belle class piene piene, Francesco pensa tra sé e sé: ‘quasi quasi è arrivato il momento di ampliarsi ….’

Meraviglioso …. Sembra che tutto fili liscio come l’olio, ma sai quanti giorni restano a Francesco prima che il suo Box fallisca?

Beh, dipende. Dipende da quanto tempo ci metterà qualcuno a capire che è attaccabile e lavora su un bacino di utenza buono e che con un minimo investimento può aprirgli a 200 metri e cominciare a rubargli i clienti.

E risparmiamoci per favore le solite cazzate, che Francesco da un servizio di qualità, che Francesco è un coach cazzutissimo, che Francesco sì che è una bella persona ecc ecc ecc.

A questo proposito, mi viene in mente una conversazione con il mio capo di tantissimi anni fa, un napoletano simpaticissimo.

Un giorno mentre facevamo una valutazione per confermare alcune persone che stavano finendo il periodo di prova, a proposito di uno che non gli andava tanto a genio (e aveva ragione), mi chiese: ‘Robbé ma questo qui com’è? Come si sta comportando? Sa fare il suo lavoro?’

Risposta mia: ‘Gino (così si chiamava il mio capo) che ti devo dire, è un bravo ragazzo….’

Alzando la voce e tirandomi un coppino colossale Gino esclamò: ‘Robbé porca puttana, non me ne frega una minchia se questo è un bravo ragazzo, qui non abbiamo sorelle da sposare!!’

Ecco, ai vostri clienti che voi siate delle brave persone probabilmente non gliene frega una emerita minchia.

E anche ai clienti e ai futuri concorrenti di Francesco non gliene frega una minchia che lui sia una brava persona.

Chi arriverà a fare concorrenza a Francesco non arriverà dalla Luna: magari è proprio un suo cliente, o ancora meglio un suo coach, che dopo essersi allenato o aver insegnato nel suo Box ed avere quindi studiato per bene e per lungo tempo i suoi punti di forza e di debolezza, si organizza per colpirlo dove è più fragile (praticamente su tutto).

Francesco non ha nulla di ingegnerizzato, nulla di strutturato e pensato: tutti gli ingranaggi si muovono per conto loro e senza nessuna professionalità. La moglie tiene i conti ma non vede più in la di li e della reception in cui muore dentro per 10 e più ore al giorno, l’amico commercialista ha i cazzi suoi da fare, e visto che Francesco non paga è sempre l’ ultimo della lista, quello che smanetta sui social fa il pizzaiolo e pure lui c’ha i cazzi suoi, e quello dei siti internet non ne parliamo: per cambiare una frase in una pagina ci mette un mese.

Quando aprirà il nuovo concorrente, offrirà quindi probabilmente un servizio anche migliore del suo e magari con prezzi di qualche euro più bassi.

Il risultato sarà che dopo aver lavorato come un pazzo per 15 e più ore al giorno, Francesco si troverà attaccato dalla concorrenza e non riuscirà a capire come possa essere successo, perché i suoi clienti che stavano tanto bene nel suo Box e pensavano di lui tante belle cose cominciano ad abbandonarlo in massa.

Ma soprattutto non saprà cosa fare per invertire la rotta di questo treno che lo ha colpito in piena faccia.

Eh no …. sua moglie Addolorata, il suo amico commercialista, il suo amico smanettone dei social e quello che fa siti internet per le pizzerie non avranno risposte e aiuti per lui. Francesco e la sua tribù di improvvisati non sapranno cosa cazzo fare, perché hanno sempre improvvisato tutto, non hanno mai fatto niente facendo analisi e valutazioni, non hanno mai preso in considerazione la possibilità che un giorno un treno poteva arrivare e colpire in piena faccia il povero Francesco.

Molti si stanno già trovando in questa situazione e molti hanno già chiuso per situazioni simili a questa.

Non ci sono più le mezze stagioni

Oggi non puoi più commettere errori, oggi devi diventare un imprenditore: se continui a gestire il Box come una comunità o il giardino di casa tua, qualcuno ti farà uscire dal mercato.

Il problema è che quando questo succede, quando qualcuno ti attacca, non ti lascia scampo, perché lo fa all’improvviso, senza segnali.

Oggi bisogna costruire una macchina forte e solida, che sia inattaccabile anche da qualcuno che ti apre a 200 metri di distanza.

Per farlo però ci vuole tempo, formazione e soldi.

Sì tempo, perché devi dedicarne tantissimo alla formazione, allo studio e perché ti ci vogliono due anni per settare il tutto.

Sì soldi, perché formarsi costa, e costa tanto. E sono tante le aree che devi consolidare:

  • Devi creare uno staff professionale, e quindi devi investire tempo e soldi nella formazione dei tuoi coach
  • Devi formare le persone che si occupano del contatto con i clienti
  • Devi formarti dal punto di vista gestionale e amministrativo
  • Devi crearti delle competenze di marketing, comunicazione e vendita, e le devi mettere i pratica per fare esperienza

Si  parla appunto di un paio di anni di lavoro, ma questo ti salverebbe il culo.

A proposito di culo …. Oggi che le cose ti stanno girando bene, sei convinto di averlo bello coperto, e invece senza rendertene conto ce lo hai in bella vista esposto al sole. Quindi stando così le cose, nella migliore delle ipotesi te lo scotti e farai fatica anche a sederti per un po’,  nella peggiore, qualche malcapitato potrebbe servirsene, e sedersi allora diventerà una impresa per lungo tempo.

Se sei nella cerchia degli Owner che ha confuso il mestiere dell’imprenditore con quello del coach, e a sua volta ha confuso quello del coach con quello del coreografo, forse è ora che cominci a fare due riflessioni: forse è ora di rendersi conto che sei tu quello con il culo in bella vista al sole.

Coach e Owner sono due mestieri diversi:  se hai aperto un box, te la devi mettere via, non sei più un coach e ti servono competenze diverse. Se ti piaceva tanto insegnare e hai aperto un box, hai fatto una cazzata, perché avere un box è la cosa più lontana che ci sia da insegnamento e allenamento.

E quindi?? Chiudiamo l’ articolo come sempre …. Ovvero rimandando al prossimo articolo!!

Uscirà a breve, e parlerà di tante cose e soluzioni interessanti, riguardanti marketing, comunicazione e vendite. Parlerà di dove trovare la crema solare per non scottarsi il culetto.

Eh no …. Non parlerà di dove comprare mutande e pantaloni per coprirlo: per quello mi serviranno almeno altri 10 articoli, il discorso è un po’ più complesso.

Con il prossimo accontentiamoci di evitare le scottature!!

Ma non preoccuparti, articolo dopo articolo arriveremo anche a mutande e pantaloni!!

Quindi, non mancare l’ appuntamento con il mio prossimo articolo!!

A presto!!

Cordialmente

Mister Beef

La Guerra dei Box – 2a parte – l’Invasione degli Ultracorpi

Le Globo Gym stanno tornando

Riassunto della puntata precedente

Bene, riprendiamo da dove ci eravamo lasciati.

[thrive_lead_lock id=’150′]

Nell’articolo precedente avevamo analizzato le prime fasi di mercato in cui i Box CrossFit hanno lavorato dal 2012 ad oggi: le fasi della Derisione, dello Stordito e della Consapevolezza.

Se ti sei perso l’ articolo precedente, leggilo, perché questo è la sua continuazione  https://robertomanzi.it/2018/09/24/la-guerra-dei-box-1a-parte/

Cosa sta succedendo e cosa succederà quindi?                                                   Quale è la quarta ed ultima fase che ci dobbiamo aspettare?

La chiameremo    L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI

Per riassumere l’ ultima fase vista (la terza), negli ultimi due anni da fenomeno parallelo al mercato del fitness, ci siamo ritrovati catapultati dentro a questo, diventando a tutti gli effetti player di questo mercato.

Peccato che in questo mercato per noi nuovo, i concorrenti presenti sono più esperti e più informati di noi a livello manageriale.

Cosa vuol dire questo? Facciamo come sempre un esempio pratico: ipotizziamo che un artigiano che ha sempre costruito sedie per i suoi clienti, si veda attaccato da una azienda che produce sedie in catena di produzione che ha deciso di prendersi i suoi clienti.

L’azienda, grande o piccola che sia produce in serie, quindi riesce a dare un prodotto di buona qualità ad un prezzo decisamente più competitivo dell’artigiano.

Le classiche obiezioni “sì…ma l’ artigiano fa tutto a mano ….  un prodotto di qualità fatto mano …..” sono una puttanata che non si può sentire.

Se l’ artigiano costruisce una cazzo di sedia in tutto e per tutto uguale a quella dell’ azienda, chissenefrega se la fa a mano!!                                     Quell’artigiano morirà schiacciato dalla concorrenza!!

Quale è quell’ artigiano su 100 che riesce a campare anche in presenza di aziende strutturate? Quello che trasforma il suo lavoro in un’arte, quello che riesce ad aggiungere alle sue sedie uno stile, un’idea, qualcosa che venga veramente percepito come estetica e qualità superiore.

Ecco, il 99% dei box CrossFit presenti oggi sul mercato del fitness, sono esattamente come i 99 artigiani nel mercato delle sedie. Prima avevano un prodotto unico, ora non più. Il loro prodotto è in tutto e per tutto uguale a quello di tante palestre normali che svegliatesi dal torpore hanno piazzato dei corsi funzionali di tutto rispetto, e hanno fatto piombare noi nella fase della derisione: mentre loro imparano, copiano, si formano, noi li prendiamo per il culo pensando che continuino a vendere le solite cose, e che comunque non siano bravi come noi, e intanto loro macinano iscritti.

Fine della terza fase già vista nell’articolo precedente.                                               Come reagire a questa concorrenza? Visto nell’articolo precedente: leggetelo o rileggetelo.

Arriviamo quindi alla quarta, incombente fase:

L’invasione degli Ultracorpi

Mentre molti di noi ancora non hanno compreso a pieno la terza fase, e la stanno sottovalutando, ne sta già entrando prepotentemente un’altra, caratterizzata da due grandi Universi imprenditoriali che a valanga stanno arrivando:

  • gli imprenditori delle palestre tradizionali, con i loro corsi di hiit e allenamenti funzionali di varia natura, che giocano sul fattore tempo limitato dei clienti, sulla maggiore accessibilità dei loro allenamenti, o che inseriscono dei veri e propri box all’interno delle loro strutture
  • delle nuove catene, che si pongono in diretta concorrenza con i box CrossFit, in quanto forniscono servizi e corsi che colpiscono le stesse leve di un box: divertimento, varietà, risultati, innovazione, community, ecc ecc. A volte fanno un’ attività proprio quasi uguale a quella di CrossFit, a volte invece hanno costruito dei modelli di business veramente alternativi.

Ecco, gli imprenditori del gruppo 1 qualcuno se li aspetta: sono gli stessi presenti oggi nella terza fase, che si fanno più fanno ancora più furbi, e già questi diventeranno un problema.

Gli imprenditori del gruppo 2 invece diventeranno più che un problema: saranno la causa della chiusura a valanga di centri fitness simil-box improvvisati e Box CrossFit senza una struttura manageriale ed una solidità finanziaria forte.

Ti sembrerà un paradosso, ma il cetriolone che ci arriverà da dietro vincerà proprio sull’assetto imprenditoriale, non sulla qualità dell’insegnamento e la validità del prodotto offerto.

Vuoi qualche nome di queste grandi catene così ti fai un’idea di cosa stiamo parlando e magari gli dai un colpo di telefono per aprire un loro franchising? Orangetheory, HIIT Gym, Bodytek, P90X.

Queste sono le quattro principali, ma si contano ormai solo in Europa almeno 10 catene di questo tipo, e quando parliamo di catene, parliamo di centinaia di gym per insegna.

Ottimo, quindi ecco l’elenco delle brutte notizie:

  • queste catene vantano di non avere ancora chiuso una gym tra quelle aperte sia in diretta che in franchising, CrossFit invece oggi può vantare un bel numero di chiusure e box in crisi nera
  • hanno una struttura manageriale e di assistenza che copre anche il franchisee (quindi tu che apri una loro gym in franchising), CrossFit no
  • queste catene danno un’esclusiva territoriale di circa 7km se apri con loro, CrossFit no.

Quindi….viene proprio da pensare di mollare tutto e andare ad aprire una Orange Theory per esempio!!!                                                                                    Ecco, se ci stai pensando, se ti ho acceso una lampadina, se pensi che affiliarsi a CrossFit non abbiamo più senso, fallo subito!! Trasforma il tuo box o apri un franchising di queste nuove catene!!

Vuol dire che tu a CrossFit non ci hai mai creduto, e sei salito sul carro non per convinzione e passione, ma solo perché era di moda e ti sentivi figo a dire che avevi un Box, o perché eri convinto che avere un box ti avrebbe permesso di allenarti senza fare più un cazzo nella vita (e come hai visto invece le cose sono un po’ diverse….). Per te l’articolo finisce qui, il seguito non ti interessa, cerca subito altre strade: pensavi non ce ne fossero, e invece hai visto? Ce n’è un sacco nel nuovo mercato del fitness.

Se stai cercando soldi facili o qualcosa di figo da fare, come vedi ci sono strade molto migliori di CrossFit.

Se invece ti stai preoccupando per l’ arrivo di questa quarta ondata, e cerchi una soluzione per far sopravvivere il tuo Box, perché tu a CrossFit ci credi veramente, hai aperto perché credi nel metodo, nella community e soprattutto pensi sul serio che CrossFit sia l’unica via per non vendere fumo negli occhi ai tuoi clienti ma garantirgli ancora 100 anni in salute e perfetta forma fisica, allora il resto dell’articolo è per te.

Riprendiamo quindi le fila del discorso.

Queste nuove grandi catene catene sono molto brave a vendere fitness di gruppo. Hanno preso il modello CrossFit, lo hanno modificato, plasmato e ci hanno costruito sopra un solido sistema e un marchio forte e con una nuova identità, e lo stanno diffondendo a macchia d’olio.

Probabilmente i loro centri faranno molti più iscritti del tuo Box, e  probabilmente pagheranno i loro istruttori decisamente meno di te.

Probabilmente hanno anche meno attrezzature e spazio, ma pavimenti più puliti, docce più fighe e più numerose delle tue, saune e bagni turchi a profusione, e costruiscono su una ‘finta intensità di allenamento’, venduta da una potente macchina di marketing, la miglior alternativa al tuo Box.

Ma soprattutto, sono molto più bravi di te a fare business.

Come fare a competere contro di loro? Facile, non lo devi fare: la battaglia è già persa. Da un punto di vista commerciale saranno sempre più bravi e preparati di te.

Dobbiamo ficcarci in testa che non possiamo competere con i player del mercato del Fitness: ci fanno il culo a prescindere.

La nostra spavalderia e la nostra supponenza di avere qualcosa di unico ed esclusivo è ora che ce la infiliamo nel c……

Le risposte per sopravvivere alla quarta fase

Quindi? Quale è la risposta, la reazione a tutto questo?

Ci sono tre scelte:

  • chiudere e fare altro nella vita (diciamo che ci hai provato ma è andata male)
  • trasformare il tuo Box in una Hiit Gym o similare
  • uscire nuovamente dal mercato del fitness e tornare a viaggiare in parallelo a questo, come era avvenute nelle prime due fasi.

Io personalmente ho ormai scelto da tempo la terza strada: è la più faticosa da perseguire, la più costosa (bisogna mettersi in testa e convincersi del fatto che bisogna formarsi e spendere tanti bei soldoni per questo), e probabilmente quella più in salita, ma cazzo, io a CrossFit ci credo sul serio.

Penso veramente che sia l’unico modo per rimanere in salute fino a che morte non ci separi da questo mondo, credo davvero che ai miei clienti io debba vendere solo questo perché è l’unica cosa che funziona.

Quindi, se tu la pensi come me, abbiamo un pò di lavoro da fare nei prossimi tempi.

Per reagire e rimanere vincenti anche nella quarta fase, dovremo mettere in campo tutto quello che abbiamo sviluppato per la fase tre, più un’altra serie azioni. Quali? Eccole:

1. Vendere coaching, valore e non un corso qualsiasi.

Dai una struttura ed una identità alle class. Tutti devono parlare la stessa lingua all’interno del tuo box.

Quello che vendi durante una class deve essere di grande valore: coach competenti, che seguono una linea, che preparano quello che andranno a fare, che per ogni workout studiano progressioni, scaling, tempi. Ogni class è il risultato di un piano ben riuscito, non una bella improvvisata con tarallucci e vino.

Formarsi e formare i trainers che lavorano per te, sperimentare, girare, vedere altre realtà e mettere le mani dentro marmellata: andate a vedere e provare i corsi dei vostri concorrenti, loro lo fanno, regolarmente, anche se voi non ve ne accorgete.

Allena i tuoi clienti, dentro e fuori alle class: questo ti suonerà strano … e forse non ne capirai il senso, ma devi essere un ottimo coach sia in class che fuori dalla class. Devi veramente avere a cuore i tuoi clienti, e gioire in modo sincero quando ottengono risultati e sono al settimo cielo perché riescono a fare qualcosa in cui non riuscivano: il primo muscle up per uno dei tuoi clienti, deve suscitarti più emozione di quanta non ne dia a lui. Solo così sarai veramente differente dagli altri e non sarai confuso con uno dei tanti del mercato del fitness. Tu devi stare fuori da questo.

Ancora, lascia le persone libere di fare e sperimentare, di giocare anche fuori dal box. Non vivere tutto questo come una minaccia.

Lasciali girare per altre palestre e altri Box, falli andare in bici, in piscina, ecc ecc ecc. Anzi, spingili tu a fare tutte queste cose.

Se hai paura di tutto questo, se hai paura che i tuoi clienti mettano la testa fuori dal box e ti confrontino con altre attività o altri box, sei tu ad avere un problema, torniamo sempre lì: non ti senti sicuro, e forse questo è dovuto al fatto che ti sei improvvisato in qualcosa più grande di te. Se così è, corri subito ai ripari, apri il portafoglio e investi come se non ci fosse un domani nella tua formazione e in quella dei tuoi coach.

Dimentica gli aperitivi e le cene e la sera studia fino a che non ti si chiudono gli occhi.

2. Considera tutte le formule ‘ibride’ e i non affiliati come un OnRamp del tuo box

Se sei un vero Owner e Coach CrossFit, se il tuo Box è forte, ha un nome, devi vivere tutta questa finta concorrenza come l’anticamera di CrossFit.

Questo vuol dire che in un periodo più o meno breve, i clienti ad esempio del corso di funzionale della palestra vicino a te, ti cadranno tra le braccia: prima o poi si annoieranno a morte, ma saranno pronti e meno spaventati da CrossFit e dall’ alta intensità (in fondo in palestra gli hanno detto che il funzionale è praticamente CrossFit ….).

3. Costruisci la tua scala prezzi sopra la loro 

Non sbragare i tuoi prezzi: i clienti vivono sempre un prezzo basso come qualità bassa. Se qualche cliente ti lascia perché trova una alternativa più economica, i casi possono essere due:

  • non sei riuscito a comunicargli il giusto valore di quello fai
  • quello che fai non ha in effetti valore perché non lo sai fare (formati e studia!!)
  • non erano tuoi clienti perché danno alla loro salute un prezzo inferiore a quello di un aperitivo: questi lasciali pure alle palestre tradizionali.

4. Lascia che ti copino anzi, assicurati che ti copino

Sì, non sono impazzito, lascia che ti copino e con la loro presunzione modifichino e distorcano CrossFit pensando di poter far meglio.

Sono anni che questi tizi lo fanno: copiano il metodo di Glassman per poi spararci pure sopra merda.

Copiandoti, sporcando il metodo e tirando fuori una cosa che non è né carne né pesce, non faranno altro che far percepire quello che vendono realmente: un prodotto qualitativamente inferiore al tuo, o quantomeno meno efficace.

5. Non inventare qualcosa di tuo o fare qualcosa di ibrido

Se ti vuoi suicidare, comincia a tirare dentro al tuo box di tutto: yoga, mobility, ginnastica, weightlifting, pilates, e perché non anche Zumba??? Guarda che va di moda un casino anche quella!!

Se ti vuoi veramente suicidare, affianca alle tue class di CrossFit le class di funzionale….magari no barbell per donne che non vogliono ingrossare.

Ecco, qui sei proprio morto davvero: significa che hai paura a vendere CrossFit, forse non ci credi neanche tu, e quindi non potranno mai crederci neanche i tuoi clienti.

Non provare a tirare dentro tutti: CrossFit non è per tutti. Che ti piaccia o no vendi un prodotto di nicchia, tanto di moda in questo momento, ma sempre di nicchia è.

Non riuscirai mai ad avere una attività per tutti: neanche la Virgin è una palestra per tutti: anche le sue gym hanno delle strategie di posizionamento e dei clienti target ben precisi. Non esiste la palestra per tutti!!

Ricordati sempre che tu vendi salute, prestazione, benessere: l’aspetto fisico è solo un effetto collaterale di quello che fai. Se vendi attività mirate all’aspetto fisico, vendi fitness, entri in competizione con il fitness e con gli imprenditori del fitness….sei morto insomma.

Vendi class di CrossFit e dedica tempo ai clienti che vogliono fare questo, dedica tempo a fare cultura nella zona dove è il tuo box su questo, per far capire che CrossFit è salute ed è la sola attività che funziona veramente.

[/thrive_lead_lock]

Bene, anche per oggi è tutto.

Al prossimo articolo!!

Cordialmente

Mister Beef